BCE lascia tassi invariati come da attese. Acquisti di asset più flessibili

11 Marzo 2021, di Alessandra Caparello

Con una ripresa europea fragile e una campagna vaccinale a rilento, alla fine la Banca centrale europea non ha deluso i pronostici, confermando la sua politica monetaria. Nella riunione di oggi, l’istituto centrale guidato da Christine Lagarde ha lasciato i tassi di interesse invariati con saggio di riferimento allo 0% e saggio sui depositi al -0,5%.

Riunione Bce: confermate attese analisti

La decisione di oggi conferma quanto rilevato dagli analisti. Per la maggior parte difatti l’istituto di Francoforte non avrebbe apportato nessun cambiamento alla politica monetaria, per il momento.

La BCE ha anche deciso di lasciare il suo Pandemic Emergency Purchase Program, o PEPP, al suo livello attuale, ma prevede di modificare le proprie scelte “in maniera flessibile” e ad un “ritmo significativamente più elevato”.

Lo schema è stato introdotto nel marzo 2020 sulla scia della pandemia ed è attualmente programmato per durare fino al marzo 2022, per un totale di 1,85 trilioni di euro (2,21 trilioni di dollari). Il membro della BCE, Jens Weidmann, ha detto alla CNBC all’inizio di questo mese che le modifiche a questo programma di acquisto di titoli di stato potrebbero essere implementate nel tentativo di calmare i mercati obbligazionari. Come si legge nel comunicato della BCE:

“Sulla base di una valutazione congiunta delle condizioni di finanziamento e delle prospettive di inflazione, il Consiglio direttivo si attende che nel prossimo trimestre gli acquisti nell’ambito del Pepp siano condotti a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di quest’anno”. (…)
“Se le condizioni di finanziamento favorevoli possono essere mantenute mediante flussi di acquisti di attività che non esauriscano la dotazione nell’orizzonte degli acquisti netti del Pepp non sarà necessario utilizzare appieno la dotazione. Allo stesso modo, la dotazione può essere ricalibrata, se richiesto, per preservare condizioni di finanziamento favorevoli che contribuiscano a contrastare lo shock negativo della pandemia sul profilo dell’inflazione”.

A dicembre, la BCE ha previsto che il prodotto interno lordo (PIL) della zona euro aumenterà del 3,9% quest’anno e del 4,2% nel 2022. Sullo sfondo una ripresa economica in affanno e una campagna vaccinale in ritardo. Alcuni paesi dell’UE rimangono in isolamento e altri hanno in vigore severe restrizioni sociali.
Inoltre, il lancio dei vaccini Covid è stato lento nella regione. Questo potrebbe aggiungere ulteriore pressione sulle 19 economie della zona euro, e ostacolare la loro ripresa economica. La BCE ha chiesto ai vari governi di intensificare le loro risposte fiscali, sostenendo che l’onere non può ricadere solo sulle spalle della banca centrale.

Gli economisti della Bce hanno rivisto al rialzo le stime sul trend dell’inflazione per la zona euro. Nel 2021 l’inflazione è attesa in rialzo dell’1,5%, rispetto al +1% delle proiezioni rese note a dicembre. Un dato che segue quello già evidenziato nel corso delle scorse settimane negli Stati Uniti.

L’aumento, ha spiegato la presidente Christine Lagarde nella conferenza stampa successiva all’annuncio della Bce, è legata a fattori di natura transitoria, come l’aumento dei prezzi energetici.

Nel corso del 2022 l’inflazione rallenterà il passo a +1,2% (revisione al rialzo rispetto al +1,1% atteso a dicembre). Per il 2023 si prevede un’inflazione all’1,4%, come previsto in precedenza.

 

 

“Un maggiore stimolo fiscale può contribuire ad aumentare la fiducia delle imprese, aumentare la formazione di capitale, aumentare l’occupazione, sollevare l’inflazione (aspettative) e, se le banche centrali contengono l’aumento dei rendimenti nominali, tassi reali più bassi possono sostenere ulteriormente la crescita”, ha detto martedì Florian Hense, economista di Berenberg, in una nota.