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Bce: tagli tassi ancora tabù, ma Lagarde apre a dietrofront. Spread BTP-Bund in calo, nuove stime Pil-inflazione euro

La Bce di Christine Lagarde ha annunciato oggi di avere lasciato i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale invariati al 4,50%, al 4,75% e al 4,00%, dopo l’ultima stretta monetaria che risale al meeting di settembre del 2023.

L’annuncio di oggi è stato in linea con le previsioni degli analisti e dei mercati stessi, che avevano scommesso sulla decisione di Lagarde di confermare lo status quo, così come era già avvenuto in occasione del  primo atto della Bce del 2024.

Tassi, Lagarde su ritirata inflazione: ‘Ne sapremo molto di più a giugno’

Nel corso della conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi, la presidente della banca centrale Christine Lagarde ha ribadito la sua incrollabile fiducia nei confronti della capacità di recupero dell’economia dell’area euro, riconoscendo la fase di debolezza che il blocco sta attraversando, ma reiterando anche la convinzione di una ripresa verso la fine del 2024.

Per quanto riguarda il trend dell’inflazione, Lagarde ha ripetuto che, al momento, “non siamo sicuri in modo sufficiente” del processo disinflazionistico in atto e che “ne sapremo di più ad aprile, ma ancora di più a giugno”.

Lagarde ha ammesso che stavolta, in seno alla Banca centrale europea, si è parlato della possibilità che i tassi di interesse dell’area euro  facciano un dietrofront rispetto al territorio restrittivo in cui continuano a permanere.

Positiva di conseguenza la reazione dei mercati, in particolare dello spread BTP-Bund, che già in questi ultimi giorni di contrattazioni ha dato grande prova di solidità, toccando i nuovi minimi degli ultimi due anni, e che con Lagarde ha continuato a puntare verso il basso, a fronte dell’ulteriore ribasso dei rendimenti dei BTP a 10 anni.

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Va detto che, a dispetto del processo disinflazionistico in atto nell’area euro, confermato tra l’altro in diverse occasioni dalla Banca centrale europea, l’incubo dell’inflazione agitare ancora la numero uno dell’Eurotower.

In più di una occasione, di fatto, Lagarde ha affossato le speranze dei mercati sull’arrivo di una sforbiciata imminente ai tassi di interesse dell’area euro.

Detto questo, gli esperti della Bce hanno deciso di rivedere al ribasso l’outlook sull’inflazione, e per ora basta questo ai mercati azionari, in particolare alle borse europee, per puntare verso l’alto.

Dal canto suo, Lagarde ha sottolineato oggi che “la domanda di lavoro sta rallentando” e che la Bce “continuerà ad adottare un approccio dipendente dai dati” macro.

Per quanto riguarda le aspettattve sull’inflazione di più lungo termine, la presidente della Bce ha affermato inoltre che il trend delle stesse che emerge dai dati “è stabile”.

A favore delle colombe, Lagarde ha sottolineato poi che i rischi sulla crescita economica” dell’area euro “sono rivolti verso il basso”.

Nessun allarme Pil euro da Lagarde. “Noi non sacrifichiamo l’economia”

Tuttavia, Lagarde ha anche detto che non ha alcuna intenzione di impegnarsi a rispettare una tabella di marcia di un eventuale “processo di normalizzazione dei tassi”, in quanto la previsione è che i tassi rimarranno a un livello restrittivo fino a quando ce ne sarà bisogno.

Nessun allarme tuttavia sulla crescita del Pil dell’area euro.

Rispondendo alla domanda “Fino a che punto è disposta a sacrificare l’economia pur di far rientrare la minaccia dell’inflazione?”, Lagarde ha tenuto a precisare che la Banca centrale europea non sacrifica nulla, e che l’outlook del blocco, seppur meno roseo del passato, indica una ripresa:

“Noi prevediamo una ripresa (del Pil dell’area euro) nella seconda metà del 2024 e ancora di più nel 2025”, ha detto la numero uno dell’Eurotower, facendo riferimento alle nuove stime di Francoforte sul Pil dell’area euro che, pur se riviste al ribasso, prevedono una ripresa per i fondamentali del blocco.

E su quella espressione “tagli ai tassi” che per Lagarde è diventata quasi un tabù, la risposta a un’altra domanda è stata la seguente:

Non abbiamo parlato di tagli ai tassi. Abbiamo parlato della possibilità di fare dietrofront rispetto al territorio restrittivo in cui si trovano i tassi“, ha aggiunto ancora Lagarde, rispondendo a una domanda su una eventuale discussione sulla necessità di sforbiciare i tassi, durante la riunione del Consiglio direttivo che si è conclusa nella giornata di oggi.

E stavolta, le sue parole hanno riscosso il consenso dei mercati che, come va notare l’analista Holger Zschaepitz, ora scommettono su tagli ai tassi complessivi di 97 punti base nel corso del 2024.

Occhio anche all’azionario europeo misurato dall’indice Stoxx 500, balzato subito dopo la pubblicazione del comunicato della banca centrale europeo dello 0,7%, attestandosi al record in oltre 23 anni di 4.950 punti, come messo in evidenza dal tweet di Trading Economics.

Inflazione un pallino di Lagarde? Cosa dicono i dati macro dell’area euro

Va detto che, ad avallare l’approccio attendista di Lagarde, fino a questo momento, sono stati alcuni dati macro relativi all’Eurozona.

Tra questi, l’indice CPI, tra i termometri più monitorati dalla Bce per valutare il trend dell’inflazione che, nel mese di febbraio, ha rallentato ulteriormente il passo, ma non al ritmo del 2% desiderato da Francoforte.

L’inflazione headline è cresciuta infatti del 2,8% su base annua, mentre l’inflazione core ha continuato a marciare a un ritmo superiore a +3%.

I numeri hanno deluso gli stessi analisti, che avevano previsto un dietrofront più marcato del tasso di crescita dei prezzi.

Altre indicazioni che hanno portato la Bce a mantenere il punto sono state le aspettative dei consumatori dell’Eurozona sull’inflazione del blocco.

Detto questo, va ricordato che, in Eurozona, la ritirata dell’inflazione è stata notevole, se si considera che, nel 2022, l’impennata dei prezzi su base annua era stata pari a +10,6%.

Spread BTP-Bund giù a 130 punti base. Tassi Italia 10y anche sotto il 3,6%

Occhio al trend dello spread BTP-Bund a 10 anni, che continua a viaggiare ai minimi degli ultimi due anni, grazie al calo dei rendimenti dei BTP a 10 anni che, nelle ultime ore, hanno bucato la soglia del 3,70% e, con Lagarde, anche quella del 3,6%.

Le parole della numero uno della Bce non hanno provocato alcuno scossone al mercato dei titoli di stato italiani, e neanche a quelli dell’Eurozona. Tutt’altro.

I BTP  scommettono ormai sulla grande svolta di politica monetaria della Bce, dunque sull’arrivo di tagli ai tassi, che potrà presentarsi forse più tardi rispetto a quanto sperato, ma che comunque ci sarà.

Di conseguenza, lo spread BTP-Bund a 10 anni, che prima degli annunci della Bce era stabile attorno a quota 133 punti base, è sceso ulteriormente, fino a 130 punti base.

Hanno puntato ancora di più verso il basso i tassi dei BTP a 10 anni che, dopo aver bucato nelle ultime ore anche la soglia del 3,7%, hanno perso anche il 3,6%, oscillando attorno al 3,585%.

Va detto che, pur rimanendo osservati speciali per la continua piaga del debito pubblico dell’Italia, i BTP hanno continuato a essere oggetto di buy da parte degli investitori, forti dell’assist rappresentato dal fenomeno della caccia ai rendimenti.

Allo stesso tempo, proprio oggi un allarme non solo sul debito pubblico italiano ma sul debito di tutto il mondo è arrivato dall’Ocse con la pubblicazione del rapporto “Global Debt Report 2024: Bond Markets in a High-Debt Environment”.

Dal paper, il primo sul debito stilato dall’organizzazione parigina, è emerso che l’Italia si conferma tra le cinque economie dell’Ocse che, da oggi al 2026, presentano i rapporti più alti al mondo tra i debiti in scadenza (non solo titoli di stato (BTP & Co ma anche corporate bond, dunque obbligazioni societarie) e Pil.

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Nuove stime Bce su Pil e inflazione euro: il comunicato

Quanto deciso oggi dalla Bce sui tassi e sui suoi principali strumenti di politica monetaria ancora in essere è inciso nel comunicato  diffuso al termine della riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale, con cui sono state rese note le nuove stime sul Pil e sull’inflazione dell’Eurozona:

“Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Dalla sua ultima riunione di gennaio l’inflazione è diminuita ulteriormente”, si legge nel testo, fattore che ha portato gli esperti dell’Eurotower a rivedere al ribasso i numeri relativi all’inflazione dell’Eurozona, “in particolare per il 2024, principalmente per effetto del minore contributo dei prezzi dell’energia”.

Il nuovo outlook sull’inflazione è di un tasso “in media al 2,3% nel 2024, al 2,0% nel 2025 e all’1,9% nel 2026″.

Downgrade anche sull’outlook dell’inflazione core:

” Anche l’inflazione al netto dell’energia e degli alimentari è stata corretta al ribasso, a una media del 2,6% nel 2024, del 2,1% nel 2025 e del 2,0% nel 2026″.

Detto questo, il mal di testa di Christine Lagarde prende sempre di più il nome dei “salari”.

L’Eurotower ha scritto infatti che, “nonostante l’ulteriore allentamento di gran parte delle misure dell’inflazione di fondo, le pressioni interne sui prezzi restano elevate anche a causa della forte crescita salariale”.

Vero è che “le condizioni di finanziamento sono restrittive e i precedenti incrementi dei tassi di interesse continuano a incidere sulla domanda, contribuendo al calo dell’inflazione”.

Sul Pil, il nuovo outlook è di un tasso di crescita per il 2024 pari allo 0,6%.

Guardando in avanti, la Bce ha reso noto che “l’attività economica dovrebbe rimanere moderata nel breve periodo, per poi crescere dell’1,5% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026, sostenuta inizialmente dai consumi e in seguito anche dagli investimenti”.

Il comunicato della Bce ha confermato comunque la determinazione di Lagarde a far sì che l’inflazione del blocco cresca al ritmo stabilito dalla Bce:

Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% a medio termine. In base alla sua attuale valutazione, ritiene che i tassi di interesse di riferimento della Bce si collochino su livelli che, mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, forniranno un contributo sostanziale al conseguimento di tale obiettivo. Le decisioni future del Consiglio direttivo assicureranno che i tassi di riferimento siano fissati su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario.

“Il Consiglio direttivo – si legge ancora nel comunicato – continuerà a seguire un approccio guidato dai dati nel determinare livello e durata adeguati della restrizione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria”.

Per quanto riguarda il QE tradizionale, ormai mandato in soffitta da parecchio, la Bce ha informato che il “portafoglio del PAA si sta riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza”.

Prosegue dunque il piano di Quantitative Tightening.

E’ ancora in essere invece, anche se vicino al capolinea, il PEPP, (pandemic emergency purchase programme), o anche QE pandemico.

La Bce ha confermato a tal proposito che il Consiglio direttivo intende “continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nella prima parte del 2024″.

A partire dalla seconda parte dell’anno, invece, il portafoglio del PEPP inizierà a essere ridotto, per la precisione di 7,5 miliardi di euro al mese, in media, al fine di “terminare i reinvestimenti nell’ambito di tale programma alla fine del 2024”.

Ribadita l’intenzione di adottare un approccio flessibile nell’utilizzo degli strumenti di politica monetaria al momento disponibili: “il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione ritorni all’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria”.

“Inoltre – ha concluso la Banca centrale europea – lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato della stabilità dei prezzi”.