Economia

Inflazione europea al 2%, cosa farà adesso la Bce

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La pressione attorno alla Banca centrale europea è destinata a salire dopo che, per la prima volta da oltre due anni, l’inflazione dell’Eurozona è cresciuta del 2% a maggio – in linea con il target di mandato. La Bce è tenuta a regolare la sua politica monetaria per raggiungere un livello prossimo, ma al di sotto del 2%.

In condizioni normali, il raggiungimento della soglia aprirebbe subito la discussione sulla riduzione della politica espansiva, avviando una riduzione del piano di quantitative easing o alzando i tassi di interesse.
Tuttavia, appare di gran lunga più probabile che, nel prossimo incontro dell’Eurotower, nessuna decisione precedente sarà modificata – almeno per ora.
La stessa presidente, Christine Lagarde aveva dichiarato che il recente aumento dell’inflazione era dovuto a fattori temporanei, lasciando intendere che non ci sarebbe stata alcuna fretta nell’adeguare il pacchetto anti-Covid di Francoforte.

Inflazione, l’importanza dei dettagli

Se si osservano le componenti del paniere che hanno provocato l’aumento dell’inflazione a maggio, salta subito all’occhio il +13,1% relativo ai prezzi dell’energia. L’indice core, che esclude dal calcolo le componenti più volatili come alimenti e, appunto, prodotti energetici, risulta cresciuto di un ben più modesto 0,9%.

Prima di modificare le coordinate delle sue politiche, la Bce potrebbe aspettare segnali di surriscaldamento ritenuti più duraturi e minacciosi. Ma con livelli occupazionali ancora minacciati dalle ripercussioni della crisi Covid (solo in Italia sono attesi da Confindustria 1,3 milioni di nuovi disoccupati) è difficile immaginare un rafforzamento dell’inflazione di questo tipo.
A livelli di disoccupazione più elevati, è lecito aspettarsi una crescita più moderata dei salari. Nel primo trimestre le retribuzioni nell’Eurozona sono cresciute dell’1,4%, un livello piuttosto contenuto.
E se, da un lato, le assunzioni “aumenteranno sostanzialmente” con la fine delle misure anti-Covid “le imprese potranno attingere ai lavoratori in congedo, quindi non ci aspettiamo che il tasso di disoccupazione scenda rapidamente quest’anno”, ha commentato Andrew Kenningham di Capital Economics.

In vista del prossimo meeting Bce del 10 giugno, dunque, l’attesa sarà grande soprattutto per quanto riguarda la componente relativa alle previsioni e al linguaggio che l’istituto di Francoforte deciderà di assumere in vista di un periodo che vedrà l’inflazione al di sopra dei target.

Eventuali indicazioni circa una possibile riduzione del piano di quantitative easing potrebbero favorire una fiammata dello spread Btp /Bund tenuto finora sotto controllo proprio dagli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce.