Bce, il dado è tratto. Bazooka monetario ora è urgente

18 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) –Se la Fed sembra nel caos, la Bce ora sembra avere quasi urgenza di agire. E’ quanto trapela dalle minute appena rese note, che mettono in evidenza come il piano di Mario Draghi teso a estendere il piano di Quantitative Easing beneficia di un largo sostegno all’interno del Consiglio Direttivo. 

Stando a quanto riporta l’FT, dalle minute è emerso che, in occasione dell’ultima riunione della Bce a gennaio, il Consiglio Direttivo dell’istituto è stato “unanime” nel concludere che la politica monetaria espansiva, già decisamente aggressiva, “ha bisogno di essere rivista e possibilmente riconsiderata” a marzo, in concomitanza con la comunicazione delle proiezioni economiche, che avviene quattro volte all’anno.

“E’ stato sottolineato che, in una situazione dove i rischi sono prevalentemente al ribasso e nuovi rischi al ribasso stanno emergendo, sarebbe preferibile agire in modo preventivo, prendendo in considerazione i rischi che emergono, piuttosto che attendere che i rischi si materializzino a pieno”.

Nelle minute si legge che il Consiglio ha ritenuto “prematuro” decidere come agire a gennaio, considerata la volatilità presente sui mercati finanziari e il senso diffuso di incertezza, ma comunque ha ribadito che i tassi “rimarranno ai livelli attuali o inferiori per un periodo esteso di tempo”.

Ma se a gennaio sarà stato forse prematuro agire, la Bce ora manifesta una certa fretta.

Peter Praet, altro membro del Consiglio Direttivo, ha fatto notare che l’inflazione dell’Eurozona “è più bassa, in modo significativo, rispetto alle attese” e ha anche avvertito che i rischi che sono stati già identificati nei mesi di settembre e dicembre “potrebbero manifestarsi in questo momento”. Praet ha detto che le condizioni dei mercati finanziari si sono “chiaramente deteriorate”.

Nelle minute è stato citato anche Benoit Coeuré, altro esponente del Consiglio Direttivo, che ha sottolineato che il forte calo dei prezzi del petrolio e i timori sulla Cina “hanno aumentato l’avversione al rischio a livello globale”.

Sull’efficacia delle manovre fino a ora adottate dalla Bce, uno studio pubblicato dal German Institute for Economic Research ha messo in evidenza che le misure non convenzionali della Bce hanno prodotto qualche risultato.

“I prezzi e il Pil sono stati sostenuti e le aspettative sull’inflazione si sono stabilizzate”. Detto questo, gli effetti di lungo termine, secondo il report, sono incerti.

Sempre oggi è stata resa nota la lettera con cui il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto a un’interrogazione che è stata presentata dall’eurodeputato della Lega, Mario Borghezio:

Draghi ha sottolineato che la Bce considera, nel monitorare le banche, anche i “possibili effetti sulla fiducia dei titolari di depositi nelle banche, a seguito dell’applicazione delle nuove regole europee” sulla risoluzione delle crisi e sul bail in.

“La Bce monitora attentamente gli sviluppi nel settore bancario, in modo da identificare e valutare i potenziali rischi alla stabilità finanziaria. Ciò include anche i possibili effetti sulla fiducia dei titolari di depositi derivanti dall’applicazione del nuovo sistema di risoluzione dell’Unione europea“.

Nella missiva, che porta la data del 17 febbraio, si legge anche che:

uno schema europeo di assicurazione dei depositi aiuterebbe a sostenere ulteriormente la fiducia dei depositanti e ad assicurare che questa fiducia sia omogenea in tutti i Paesi membri”.