Bce, da riunione domani spunti per comprendere rischi per la crescita

24 Ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Domani, giovedì 25 ottobre, si terrà la riunione della Bce e se è improbabile che sia una delle più cruciali dell’anno, secondo gli analisti dovrebbe fornire comunque degli spunti utili per comprendere l’evoluzione dei rischi nelle prospettive economiche della Banca Centrale. Così Adrian Hilton, gestore obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments secondo cui
ci sono nubi all’orizzonte.

L’attività quest’anno – soprattutto quando dipendente dalla domanda estera – è stata deludente, mentre l’inflazione core ha faticato a superare l’1%. Nel frattempo, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano ad aumentare e l’allargamento degli spread dei titoli italiani (rispetto ai rendimenti “core”) presenta un rischio di contagio per le banche nazionali e anche più in generale. Siamo in attesa di vedere se la BCE rimane fiduciosa abbastanza da continuare a descrivere i rischi per la crescita come “equilibrati”.

Secondo l’analista il Consiglio Direttivo della Bce potrebbe fornire ulteriori dettagli sui suoi piani per reinvestire i proventi delle attività in scadenza acquistate nell’ambito del quantitative easing. Sicuramente con la riunione di domani la Banca Centrale Europea inizierà a considerare come la crisi finanziaria ha cambiato per sempre il modo in cui controlla i tassi di interesse.

Come la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra, la BCE dovrà valutare se tornare a un sistema di controllo dei tassi mantenendo stretta la liquidità. Il punto centrale del dibattito è se le banche centrali si trovano meglio con grandi bilanci e strumenti politici di vasta portata, o se dovrebbero ridimensionarsi per evitare di danneggiare i mercati monetari. Le risposte avranno probabilmente conseguenze a lungo termine per la credibilità della politica monetaria.Dai verbali pubblicati dalla Bce nelle scorse settimana emerge che nel complesso i rischi per l’outlook sono stati valutati come ancora “ampiamente bilanciati”. Il Consiglio ha così confermato la propria forward guidance che prevede acquisti di bond per 15 miliardi di euro al mese fino a dicembre, fine del QE 31 dicembre 2018 e tassi fermi sui livelli attuali fino ad almeno l’estate 2019

Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM è concorde sul fatto che non emergerà nessuna sorpresa dal prossimo meeting ma c’è preoccupazione su alcuni dati.

“Gli ultimi dati sull’inflazione sono certamente deludenti sotto questo aspetto, con l’inflazione core che resta al di sotto dell’1% nel confronto su base annuale – durante i 10 mesi precedenti, l’inflazione core media si è attestata all’1,3%.  A differenza degli Stati Uniti, non ci aspettiamo che dalla crescita delle retribuzioni emergano pressioni sui prezzi, poiché il ciclo di ripresa dell’Eurozona è ancora in ritardo rispetto agli Stati Uniti. Nonostante la minore disoccupazione, la crescita dei salari nell’Eurozona resta modesta e continuiamo a ritenere che è improbabile la BCE cambi gli attuali tassi di riferimento prima del terzo trimestre del prossimo anno”