Bce a dicembre voleva peggiorare previsioni Eurozona

10 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

La Banca Centrale Europea, nel corso dell’incontro tenutosi fra il 12 e il 13 dicembre, ha preso in considerazione di rivedere al ribasso le proprie previsioni sulla crescita dell’Eurozona.

Citando fra le preoccupazioni sia la Brexit, quanto le possibili ripercussioni della guerra commerciale, il Consiglio direttivo della Bce ha “sottolineato che la situazione rimane fragile e fluida, in quanto i rischi possono rapidamente riguadagnare prominenza”, così come “nuove incertezze potrebbero emergere”. Lo si apprende dalla pubblicazioni dei verbali dell’incontro.

Nonostante la Bce si apprestasse in quel momento a confermare l’interruzione del piano di acquisti aggiuntivi di titoli (Qe), dunque, emerge una crescente consapevolezza delle possibili ripercussioni di un “abbandono” in un momento di forti incertezze.

Le discussioni, in particolare, hanno evocato la possibilità di cambiare l’outlook sull’economia dell’Eurozona da “equilibrato” a “inclinato verso il basso”. Durante la consueta conferenza stampa, il presidente Mario Draghi aveva usato citato la presenza di “drivers of lower growth, but not low growth” (“elementi che conducono a minore crescita, ma non a una crescita bassa”).

Il giudizio finale, com’è noto, non è stato fosco a sufficiente da alterare il percorso di uscita dal Quantitative easing, avviando la normalizzazione della politica monetaria.

Secondo Carten Brezeski, capo economista di ING sarebbe passata alla guida “in manuale” e non più pilota automatico, segnalando che l’osservazione degli sviluppi dell’economia potrebbero con maggiori probabilità modificare la rotta tracciata:

“A nostro avviso, la Bce è ancora intenzionata ad accantonare i tassi negativi sui depositi quest’anno, almeno in assenza di un reale incidente economico. Inoltre, la Bce sta esaminando chiaramente le opzioni su come affrontare la questione di eventuali carenze di liquidità derivanti dalla fine delle Tltro. Un aumento del tasso sui depositi riporterebbe la seconda misura non convenzionale nella casella degli strumenti e consentirebbe a Mario Draghi di dare un nuovo inizio al suo successore. Certo, la probabilità di una simile utopia non è necessariamente aumentata negli ultimi giorni”.