Basta con i giochetti delle banche: L’Ue raggiunge un accordo

3 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo un lungo periodo di gestazione e di divisioni, la Ue ha raggiunto l’accordo politico sulla supervisione finanziaria. Fonti parlamentari parlano di un accordo tra la presidenza belga dell’Ue, il Parlamento europeo e la Commissione europea sulla riforma della vigilanza finanziaria.

Via libera dunque alla creazione del Consiglio Europeo dei rischi sistemici (Esrb) che si occupera’ della vigilanza macro prudenziale che sara’ dislocato presso la Bce, a presiederlo dovrebbe essere l’attuale presindente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet.

Poi le 3 authority si occuperanno rispettivamente di monitorare banche, compagnie assicurative e le contrattazioni sui mercati finanziari.

Tra i motivi di dissenso emersi tra i 27 paesi della Ue non c’erano solo gli obiettivi delle nuove authority, visti con scetticismo dai britannici, ma anche la scelta delle sedi.

Se il compromesso avra’ la prossima settimana il via libera dell’Ecofin, la riforma sara’ votata in via definitiva dal Parlamento europeo nel corso della seconda seduta plenaria di settembre. Le nuove regole potranno cosi’ entrare in vigore dal primo gennaio 2011.

Finalmente, dunque la Vecchia Europa ha trovato un punto in comune per lottare contro lo spettro della speculazione: a essere seguite, sono le orme degli Stati Uniti, che hanno varato qualche tempo fa la Riforma finanziaria fortemente voluta e caldeggiata dal Presidente americano, Barak Obama.

Nel frattempo la FED fa il mea culpa sulla crisi finanziaria, ammettendo che forse qualche mancanza c’è stata. E così il tema della sorveglianza sui mercati finanziari torna d’attualità, soprattutto in Europa, dove trovare un compromesso è stato senza dubbio più difficile, data la frammentazione che caratterizza il Continente e le differenti impostazioni delle autorità regolamentari nazionali.

“L’accordo dà all’autorità di vigilanza europea un ruolo forte all’interno dei collegi composti dalle autorità di vigilanza nazionali. Ciò permetterà al nuovo organismo – sottolinea Bruxelles – di guidare le autorità di vigilanza nazionali per garantire più stretta vigilanza sulle istituzioni finanziarie transfrontaliere. In caso di disaccordo tra le autorità di vigilanza nazionali, le autotorities europee saranno anche in grado di imporre una mediazione giuridicamente vincolante e le relative decisioni in merito”.

Nel frattempo in America Bernanke fa ammenda per il terremoto finanziario scatenato dalla crisi dei subprime e culminato con il fallimento di Lehman Brothers. Il risultato? L’ammissione dei limiti e dei rischi incorporati nelle mega-banche, i cosiddetti Istituti “too big to fail”, il cui costo del salvataggio è stato sin troppo oneroso per l’economia.

Bernanke scarica così in parte la responsabilità di una crisi che è stata provocata anche da alcune inefficienze ed una insolita lentezza della FED nel prevedere quali avrebbero potuto essere gli impatti della crisi dei mutui subprime.

E Lehman? Perchè è fallita proprio questa banca e non altre, cui sono stati forniti i supporti necessari a sopravvivere? La domanda era ricorrente in questi ultimi giorni, specie dopo le polemiche sollevate dall’ex numero uno della banca d’affari, Dick Fuld, dinanzi alla stessa platea cui si è presentato Bernanke, la Commissione d’inchiesta sulla crisi. La risposta era ovvia.

Lehman non ha fornito le garanzie necessarie ad assicurare che i prestiti avrebbero potuto essere rimborsati. E così la questione viene liquidata dal numero uno della banca centrale statunitense, che giustifica l’ardua decisione di lasciar cadere l’Istituto con un principio di efficienza. Lehman sarebbe fallita anche con il denaro pubblico.