Barnier: “Dov’è la palla? Brexit non è un gioco”

10 Ottobre 2017, di Alberto Battaglia

La Brexit non è un gioco”, è con questa lapidaria risposta che il responsabile Ue per i negoziati sul recesso del Regno Unito ha risposto ai cronisti che gli chiedevano “in quale parte del campo è la palla”. La metafora è fra le più abusate ora che, di fatto, ci si chiede se a fare la prossima concessione nelle trattative siano i britannici o gli altri Paesi europei. Nel frattempo, questo martedì ha visto impegnati in un pranzo di lavoro lo stesso Barnier con l’omologo David Davis, in un incontro che è stato definito “buono” e “costruttivo” dal responsabile Ue.
Ciononostante il governo britannico, sembra prepararsi all’eventualità che un compromesso, un accordo di uscita “morbido”, non venga mai raggiunto. Le posizioni di Londra, in particolare, sarebbero particolarmente distanti sul nodo del “conto sul divorzio”, che per il quale l’Ue richiede svariati miliardi di euro in nome del danno finanziario che il budget comunitario subirà con il recesso britannico. Com’è noto i tempi dell’addio sono l’unica vera certezza, con la decadenza dei trattati che legano il Regno Unito all’Unione Europea fissata per il marzo 2019.

In seguito alla riunione di Theresa May con il suo gabinetto, un portavoce del primo ministro ha confermato che il Regno Unito è al lavoro su tutti gli scenari possibili dei Brexit; c’è dunque chi ritiene che questo implichi anche l’uscita senza alcun accordo. Secondo “fonti di Bruxelles” citate dal Sole 24 Ore i capitoli meno complicati del negoziato sarebbero “rapporti tra i giudici britannici e la Corte europea di Giustizia” e il nodo dei “diritti dei cittadini Ue”.

In merito alla prima delle due questioni, May ha dichiarato, in risposta ai parlamentari lunedì, che le sentenze della Corte di giustizia europea potrebbero rimanere vincolanti nel Regno Unito nel periodo di transizione che scatterebbe a partire dal marzo 2019, per i due anni successivi. Un commento che è stato male accolto dall’ala più intransigente del fronte Leave: Boris Johnson e Michael Gove.