Bank of England: con mancato accordo Brexit, UK in recessione

7 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

La quarta, quinta e ottava economia al mondo in termini di Pil nominale rischiano tutte di finire in recessione. È quanto emerso dall’ultima riunione della Bank of England. Dopo l’Italia (ottava della graduatoria in termini di Pil nominale) e probabilmente la Germania (quarta), anche il Regno Unito potrebbe infatti attraversare una fase di contrazione dell’attività lunga due trimestri.

È l’avvertimento lanciato dalla Banca d’Inghilterra durante il Super Thursday di oggi. Nella riunione di politica monetaria, il governatore Mark Carney ha detto che rispetto all’ultimo report sull’inflazione la crescita si è indebolita. In caso di mancato accordo sulla Brexit tra Londra e Bruxelles, sarà recessione.

Carney, che non ha toccato i tassi, è preoccupato che la nebbia intorno alla Brexit stia offuscando l’attività economica. E alla luce degli ultimi sviluppi politici, il rischio di un no deal è aumentato. La Banca d’Inghilterra prevede un incremento dell’1,2% del Pil quest’anno. La previsione è di mezzo percentuale più bassa rispetto a quella precedente.

Si tratterebbe del dato più fiacco dal 2009, quando il Regno Unito era impantanato ancora in una crisi finanziaria. La maggior parte dei danni si vedranno nel primo semestre del 2019. Se si concretizzerà una Brexit “morbida”, la ripresa potrebbe essere rapida. Più anche di quanto stima la Bank of England.

La quarta, quinta e ottava economia al mondo in termini di Pil nominale rischiano tutte di finire in recessione. È quanto emerso dall'ultima riunione della Bank of England. Dopo l'Italia (ottava della graduatoria in termini di Pil nominale) e probabilmente la Germania (quarta), anche il Regno Unito potrebbe infatti attraversare una fase di contrazione dell'attività lunga due trimestri. È l'avvertimento lanciato dalla Banca d'Inghilterra durante il Super Thursday di oggi. Nella riunione di politica monetaria, il governatore Mark Carney ha detto che rispetto all'ultimo report sull'inflazione la crescita si è indebolita. In caso di mancato accordo sulla Brexit tra Londra e Bruxelles, sarà recessione. Carney, che non ha toccato i tassi, è preoccupato che la nebbia intorno alla Brexit stia offuscando l'attività economica. E alla luce degli ultimi sviluppi politici, il rischio di un no deal è aumentato. La Banca d'Inghilterra prevede un incremento dell'1,2% del Pil quest'anno. La previsione è di mezzo percentuale più bassa rispetto a quella precedente. Si tratterebbe del dato più fiacco dal 2009, quando il Regno Unito era impantanato ancora in una crisi finanziaria. La maggior parte dei danni si vedranno nel primo semestre del 2019. Se si concretizzerà una Brexit "morbida", la ripresa potrebbe essere rapida. Più anche di quanto stima la Bank of England. [caption id="" align="alignnone" width="300"]Today’s Bank of England press conference in London Il governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney durante la conferenza stampa nel Super Thursday di oggi (Andy Rein/EPA)[/caption]

Crescita debole comprometterà standard di vita

Gli economisti si dicono preoccupati, tuttavia. Rain Newton-Smith, chief economist di CBI, teme che l'economia sia congelata dall'incertezza. Le previsioni della banca centrale, unite agli ultimi sondaggi tra le aziende illustrano come l'impatto dannoso della Brexit sull'economia continuerà se non si trova una soluzione. L'incertezza sulla Brexit ha spinto la Banca d'Inghilterra a mantenere invariati i tassi. L'outlook a breve termine per l'economia è più debole. Tuttavia, nel caso di una Brexit 'soft', la banca centrale si aspetta di vedere una ripresa di investimenti e crescita economica. Un po' di chiarezza alimenterebbe infatti la domanda. James Smith, research director presso la Resolution Foundation, pensa che una crescita debole comprometterà gli standard di vita nel Regno Unito. "La banca ha emesso un avvertimento importante sull'economia britannica", dice l'economista. Il quale reputa la continua incertezza sulla Brexit e l'indebolimento della crescita sono una miscela pericolosa.
"Qualora un tale rallentamento dovesse materializzarsi, non si tratterebbe di cifre astratte sul Pil ma di salari e utili più bassi per le famiglie e le aziende di tutto il paese".
[caption id="attachment_495989" align="alignnone" width="3000"]Brexit, continua fase di stallo dei negoziati, governo non ha un piano B concreto da proporre a Bruxelles. Che da parte sua non vuole cambiare l'accordo già stretto e tanto meno il backstop sul confine irlandese. Brexit, continua fase di stallo dei negoziati, governo non ha un piano B concreto da proporre a Bruxelles. Che da parte sua non vuole cambiare l'accordo già stretto e tanto meno il backstop sul confine irlandese.[/caption]

Crescita debole comprometterà standard di vita

Gli economisti si dicono preoccupati, tuttavia. Rain Newton-Smith, chief economist di CBI, teme che l’economia sia congelata dall’incertezza. Le previsioni della banca centrale, unite agli ultimi sondaggi tra le aziende illustrano come l’impatto dannoso della Brexit sull’economia continuerà se non si trova una soluzione.

L’incertezza sulla Brexit ha spinto la Banca d’Inghilterra a mantenere invariati i tassi. L’outlook a breve termine per l’economia è più debole. Tuttavia, nel caso di una Brexit ‘soft‘, la banca centrale si aspetta di vedere una ripresa di investimenti e crescita economica.

Un po’ di chiarezza alimenterebbe infatti la domanda. James Smith, research director presso la Resolution Foundation, pensa che una crescita debole comprometterà gli standard di vita nel Regno Unito.

“La banca ha emesso un avvertimento importante sull’economia britannica”, dice l’economista. Il quale reputa la continua incertezza sulla Brexit e l’indebolimento della crescita sono una miscela pericolosa.

“Qualora un tale rallentamento dovesse materializzarsi, non si tratterebbe di cifre astratte sul Pil ma di salari e utili più bassi per le famiglie e le aziende di tutto il paese”.

Brexit, continua fase di stallo dei negoziati, governo non ha un piano B concreto da proporre a Bruxelles. Che da parte sua non vuole cambiare l'accordo già stretto e tanto meno il backstop sul confine irlandese.