BANCHIERI
& CREDIT CRUNCH

31 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
«Il cuore del problema è negli errori delle
banche centrali». Con questa sentenza senza
appello, Alessandro Fugnoli inquadra la crisi
dei subprime che ha scosso i mercati ini
agosto. Secondo il capo economista di Abaxbank,
i banchieri centrali non ripetono mai
gli errori fatti dal predecessore perché bruciano
ancora troppo, ma nel fare questo, a
volte, incorrono nell’errore ancora precedente.

Nell’era Greenspan, lo
spauracchio era quello del
’29 e il presidente della
Fed è intervenuto correttamente
abbassando in maniera
aggressiva i tassi subito
dopo lo scoppio della
bolla. Greenspan, invece,
non ha saputo gestire le fasi
finali del ciclo economico.

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«Sono i tre tagli del
1987 e i tre tagli del 1998 che bruciano – spiega
Fugnoli – o, quanto meno, il non averli cancellati
più in fretta», tramite successivi rialzi.

Per i banchieri centrali di oggi, Ben Bernanke
in testa, sono proprio questi gli errori
da non commettere. «Da qui – continua l’economista
– si spiega quella certa durezza di
cuore manifestata finora dalle banche centrali.
Vogliamo o no, si chiedono, evitare di
essere troppo premurosi verso i mercati
quando l’economia reale non sta affatto mandando
segnali uniformemente negativi? Vogliamo
o no impedire che, accanto alla bolla
immobiliare, si riformi nei prossimi due anni
una bolla azionaria?». Dunque, quello che
per i mercati è credit crunch per le banche centrali
è normalizzazione del costo del credito.

L’intenzione iniziale è quella di resistere.
Non solo di ritirare in fretta gli eventuali tagli,
ma di concederne in partenza il meno
possibile. E dalle minute del Fomc del 7 agosto
(vedi CREDIT CRUNCH: BERNANKE NON VIDE IL PERICOLO) traspare in maniera
evidente questo tipo di valutazione.
Una cosa però è la teoria e un’altra la pratica:
le pressioni sulle banche centrali sono
fortissime ed è lecito ipotizzare che negli Stati
Uniti i tagli arriveranno lo stesso (in Europa
si posticiperanno i rialzi).

«Avremo un taglio in settembre per i mercati
– continua Fugnoli – e un altro più avanti,
se occorrerà, per l’economia reale». L’aspetto
positivo è che i tagli arriveranno inattesi.
«Un’altra ragione per mostrare una certa durezza
– riprende l’economista – è di evitare
che i tagli siano dati troppo per scontati e
che vengano accolti dai mercati con uno sbadiglio. Se si vuole somministrare adrenalina
i mercati vanno sorpresi e per sorprenderli
tutto deve apparire incerto fino all’ultimo».

Venendo alle scelte di portafoglio, conclude
Fugnoli, è bene partire dall’idea che, da
una parte, il quadro complessivo non è così
deteriorato (in molte parti è ancora in forma
esuberante), ma che dall’altra, anche nell’ipotesi
migliore, «altri due o tre mesi di ansia
e incertezza non ce li può togliere nessuno
». Prima di recuperare, infatti, i mercati
vorranno vedere tutto, dai dati macro (in particolare
l’occupazione) alle trimestrali (e
non solo delle banche). «Solo a dicembre, nel
caso, potremo respirare. Ci sono in giro innumerevoli
occasioni, ma fra un mese o due,
probabilmente, saranno ancora lì».

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