Banche venete: urgono 5 miliardi di nuovi capitali

30 Marzo 2017, di Mariangela Tessa

Sotto i riflettori del mercato torna oggi di nuovo la situazione di allarme delle banche venete. Oggi lo stato di crisi di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, entrambe con bilanci da brivido e perdite di un miliardo e più per ognuna, sarà illustrato dagli amministratori delegati dei due istituti di credito, rispettivamente Fabrizio Viola e Cristiano Carrus, alla Bce a Francoforte.

L’incontro è decisivo, in quanto il futuro delle banche venete è in mano alla Commissione europea e tocca a Bruxelles dire di sì o di no all’intervento dello Stato. Le regole europee prevedono il ricorso alla ricapitalizzazione precauzionale solo per le situazioni più critiche di banche considerate sistemiche.

Mentre la risposta definitiva arriverà dopo Pasqua, per salvarsi le due banche, che entro l’anno dovrebbero fondersi per poter rafforzarsi, hanno urgente bisogno di soldi freschi per proseguire l’attività. Secondo le ultime notizie sulla cosiddetta ricapitalizzazione precauzionale statale, il piano per rafforzare il patrimonio delle due banche venete potrebbe essere di circa 5 miliardi di euro.

I management delle banche venete continuano a sperare che l‘Unione europea dia il via libera all’intervento del Tesoro nel capitale, come avverrà per la travagliata MPS e come pure per le banche in difficoltà di altri Paesi. È improbabile però che già oggi arrivi un segnale chiaro in questo senso da parte della Bce, che tuttavia nei giorni scorsi si è detta possibilista sugli aiuti a Veneto Banca e Pop Vicenza.

Banche venete: mercati temono bail-in

Anche se Mario Draghi non ha ancora chiuso la porta, le tensioni sui mercati sono alte. Il Sole 24 Ore pone l’accento sul fatto che i mercati iniziano a scontare il rischio di un bail-in. La riprova la si ha andando a vedere l’andamento delle obbligazioni subordinate di Pop Vicenza, che ieri sono crollate: il rendimento si è issato al 24%. Secondo Il Messaggero la fusione con i soldi statali è l’unica via per salvarsi per le banche venete: se questa salta, sarebbe la fine.

Ieri la Popolare di Vicenza ha comunicato di aver chiuso il 2016 con una maxi-perdita di 1,9 miliardi di euro rispetto al rosso di 1,4 miliardi nel 2015. L’istituto spiega che il risultato netto è penalizzato “soprattutto dell’evoluzione del credito deteriorato e dell’ulteriore innalzamento dei livelli di copertura, anche in seguito al recepimento delle differenze valutative emerse delle verifiche ispettive condotte dalla Bce sul rischio di credito nel corso del 2016 e ad inizio 2017”.

Nonostante tutto questo l’AD Viola è ottimista sul futuro della banca, che passa giocoforza per un aumento di capitale con i soldi dei contribuenti. In un’intervista al Messaggero, il manager ha osservato che “l’ipotesi più probabile è quella di una ricapitalizzazione pubblica” e che ci sono a suo parere le condizioni perché questo possa accadere.

“Secondo le norme, i capitali pubblici non possono finanziare le perdite accertate e realizzate. Secondo le nostre simulazioni, che contano molto meno dei calcoli delle autorità competenti, pensiamo che la banca soddisfi questa condizione. Tale valutazione ha supportato la richiesta di ricapitalizzazione precauzionale”. Non sarà Viola a stabilirlo, tuttavia, bensì le autorità competenti.