Banche Usa battono le attese, ma tremano di fronte a nuovo taglio Fed

17 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

Mentre il presidente Usa Donald Trump sorride all’ipotesi di un nuovo taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, dato ormai per scontato a fine mese, c’è chi vede la prossima sforbiciata del costo del denaro come un attentato alla crescita della redditività. Stiamo parlando della grandi banche Usa, tra le prime società dell’indice S&P 500 ad aver alzato il velo sui conti del secondo trimestre 2019.

Nonostante abbiamo mostrato un andamento degli utili sopra le attese, nell’ultimo bilancio fiscale sono emersi i primi segnali di un rallentamento della redditività. Come mai?

JP Morgan, Wells Fargo e Goldman Sachs hanno inoltre allungato un’ombra sulla capacità di mantenere stabile il tasso di crescita degli utili nel breve termine. Questo perché lo spread tra i tassi di interesse raccolti dai mutuatari e quello che che devono pagare ai risparmiatori per i depositi si sta progressivamente restringendo.

Un esempio per tutti. J.P. Morgan Chase, che ha superato le attese sugli utili degli analisti per il secondo trimestre, è stata costretta a ridurre le sue previsioni per il 2019 del suo net interest income, il margine di interesse della banca, – un driver principale dei profitti bancari – di $ 500 milioni a $ 57,5 miliardi per via delle attese dei tagli del costo del denaro della Federal Reserve.

Questo perché, come ha sottolineato la chief financial officer della banca, Jennifer Piepszak, la banca si aspetta che il presidente della Fed Jerome Powell ridurrà per ben tre volte il costo del denaro entro la fine dell’anno, ora fermo al 2,50 per cento.

Sempre sul fronte dei tassi, ieri il numero uno della Federal Reserve è tornato a dire che le “incertezze” sono aumentate e che dunque la banca centrale americana “agirà in modo appropriato” per permettere all’economia di continuare a espandersi (cosa che fa da 10 anni, un record).