Banche: le ristrutturazioni rilanciano gli utili. In calo filiali e dipendenti

11 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

La “cura dimagrante” delle banche italiane, per lo meno quella delle 5 maggiori, ha funzionato. I maggiori istituto di credito hanno ritrovato la strada degli utili, hanno ceduto i crediti in sofferenza e arrestato il flusso di nuovi prestiti deteriorati, mettendo a segno così utili per 8,7 miliardi di euro nei primi 9 mesi con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo. Ma il rilancio della redditività è avvenuta anche a scapito del personale, che ha subito una significativa contrazione.

Questo il quadro tracciato dall’ufficio studi di First Cisl sui bilanci delle prime cinque banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps e Ubi) nei primi nove mesi dell’anno.

“Le banche festeggiano, ma festeggiano solo loro – ha commenta il segretario generale Riccardo ColombaniIl calo degli occupati e degli sportelli è drammatico: mille filiali in meno rispetto al settembre del 2018 (- 6,6%), dipendenti ridotti del 3,6%. Una vera e propria emorragia”. I dati delle ultime trimestrali “dimostrano inequivocabilmente – aggiunge il leader dei bancari della Cisl – che l’emergenza è finita ma anche che il limone ormai è spremuto. E’ ora di dire con chiarezza ai banchieri che l’epoca dei tagli è finita. Non è infatti continuando a tagliare, sottolinea Colombani, che “si può sperare di veder crescere i ricavi. La strada giusta è quella di rilanciare occupazione e salari, come chiediamo nella piattaforma di rinnovo del contratto nazionale. I 135 euro di aumento offerti dall’Abi non sono assolutamente sufficienti ”.

Rettifiche sui crediti in discesa

Entrando nel dettaglio dei numeri: le rettifiche sui crediti sono scese da 5,1 a 4,6 miliardi di euro e l’incidenza degli Npl è inferiore ora al 4%. I nuovi crediti deteriorati inoltre rallentano. Il peso dei flussi, secondo la Banca d’Italia, è all’1,5% un livello inferiore al periodo pre-crisi.

In calo dipendenti e sportelli, sale la produttività

Secondo il sindacato, l’aumento degli utili non deriva solo da profitti straordinari. Ma anche dal “forte aumento della produttività del lavoro: il risultato netto di gestione per dipendente (l’utile operativo al netto delle svalutazioni) è salito del 6,8%”.

Il numero totale dei dipendenti dei 5 maggiori gruppi è così passato dai 252.986 di fine 2018 ai 247mila della fine di settembre di quest’anno mentre gli sportelli sono scesi a 14.294.

“Le banche – conclude Colombani – non possono pensare solo a remunerare gli azionisti, devono pagare anche la produttività del lavoro ai bancari”.