BANCHE ESTERE
A CACCIA
DEI RICCHI ITALIANI

18 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Le banche straniere sono avvertite: in Italia stanno crescendo i Paperoni. Secondo uno studio della società britannica di analisi di mercato Datamonitor, il numero di italiani ricchi è destinato ad aumentate a 7,5 milioni entro il 2010, rispetto ai 6 milioni del 2005.

Parallelamente, osserva Datamonitor, aumenterà anche la massa di risorse da investire, attesa a quota 1.360 miliardi di euro con una crescita degli asset liquidi intorno al 5 per cento. Una vera manna per il sistema bancario e per l’industria delle gestioni patrimoniali. «Dato l’elevato numero di ricchi e i livelli di asset under management, il mercato del wealth management è sempre più solido», commenta Lauren McAughtry, analista di Datamonitor che ha redatto lo studio. Una prospettiva interessante non solo per i player italiani, ma anche per quelli esteri, considera l’analista.

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Insomma, dopo le acquisizioni messe a segno da Bnp Paribas (su Bnl) e Abn Amro (su Antonveneta) l’Italia potrebbe presto diventare terreno di caccia per altri istituti stranieri, ingolositi dall’incremento dei patrimoni. E la ricetta per non farsi «colonizzare» è, ovviamente, unire le forze e promuovere le integrazioni: uno scenario caldeggiato anche dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. «Nonostante il grande numero di player, la struttura del settore rende difficoltoso il consolidamento», osserva però McAughtry.

Il comparto finanziario conta in Italia più di 700 banche: un sistema altamente frazionato, in cui le Popolari – poco esposte alle scalate dato il sistema del voto capitario – controllano oltre il 40% del mercato retail. Ma le cose sono destinate a cambiare, secondo Datamonitor: il trend di consolidamento, l’effervescenza dell’industria del risparmio gestito e il sostegno di Bankitalia per promuovere una maggiore concorrenza lastricheranno «un futuro brillante per il wealth management in Italia.

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