Banche centrali: “Stagnazione secolare è anche colpa nostra”

8 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Uno dei grandi cambiamenti macroeconomici degli ultimi anni è stato il calo dei tassi di interessi reali e il contemporaneo incremento dei livelli di debito. Claudio Borio della Banca dei regolamenti internazionali, la banca delle banche centrali, riconosce che un calo progressivo e costante dei tassi di interesse non è sostenibile alla lunga, ma si domanda come si potrebbe studiare un modus operandi alternativo ai tassi zero che distorcono mercati finanziari e creditizi e ai vari bazooka monetari che gonfiano i bilanci delle banche centrali.

Borio, a capo del Dipartimento Economico e Monetario della BIS (Bank of International Settlements), ha una teoria: se la stagnazione secolare potrebbe essere stata causata anche dalle strategie inadeguate degli istituti di politica monetaria. Se i tassi sono scesi è perché le banche centrali di tutto il mondo hanno risposto in maniera sbagliata alle forze disinflative. Per difendersi hanno imposto misure aggressive di allentamento monetario. L’obiettivo di un abbassamento del costo del denaro è quello di incoraggiare famiglie, governo e imprese a spendere e a risparmiare meno quando la domanda di consumi – misurata dall’indice di inflazione – è più bassa del target desiderato.

Le autorità di politica monetaria, secondo Borio, avrebbero dovuto invece basare le proprie strategie monetarie su altri indicatori macro, dal momento che le aspettative sui prezzi al consumo da sole non bastano più come strumento per misurare la domanda. Difatti, i beni misurati dall’indice di inflazione e presenti nel paniere sono ormai o prodotti all’estero o prodotti da società nazionali che si trovano a dover competere in mercati globali e non più locali.

Le pressioni deflative degli anni 90 e degli anni 2000 sono state combattute con le misure sbagliate. Le autorità di politica monetaria hanno allentato troppo la cinghia e ora tutti ne pagano le conseguenze. L’allentamento della tela creditizia tende a incoraggiare per esempio boom delle costruzioni improduttivi, alle spese dei settori manifatturieri più sani e competitivi, sopprimendo peraltro la crescita a lungo termine una volta che il boom si spegne.

Stress finanziari e trappola del debito

E questo non è niente. Se ci troviamo impantanati in una stagnazione secolare è anche perché la fine dei boom di solito coincide con un duro colpo ‘ciclico’ alla crescita. Questo spinge le banche centrali a intervenire ancora per facilitare il circolo di denaro, nel tentativo di alimentare prestiti e investimenti. Abbassare ancora i tassi di interesse non fa che aggravare il problema sottostante.

È un circolo vizioso: “se si tagliano i tassi quando l’economia va male, ma non si alzano invece quando l’economia reale riprende forza, si creano le basi per una politica asimmetrica nei successivi cicli finanziari, che potrebbe portare a una serie di episodi di grave stress finanziario, a una perdita di munizioni politiche e a una trappola del debito.

La soluzione, sempre secondo Borio, è quella di abbandonare obiettivi semplicistici come quello dell’iinflazione per concentrarsi invece sui tentativo di mantenere vivaci le attività creditizie e le spese in sintonia con l’andamento dei redditi.

“Definire il tasso di equilibrio naturale senza fare riferimento alle sue implicazioni per la stabilità finanziaria non basta. I modelli standard dovrebbero includere l’instabilità finanziaria. In quel modo la definizione del tasso di interesse naturale richiederebbe anche un livello, in modo che non si formino squilibri finanziari“, come quelli che invece abbiamo visto crearsi negli ultimi anni.

Non è facile trovare il modo ideale con il quale resettare la struttura e gli standard di politica monetaria. Ma questo non vuol dire che i banchieri centrali non dovrebbero provarci.