Banche centrali, “modelli superati” il rischio maggiore

28 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

A dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale sembra ora più che appropriato che le banche centrali si sgancino da una politica fatta da situazioni di emergenza. Le politiche monetarie non convenzionali intraprese dalle banche centrali, ossia tassi di interesse a zero e massicci acquisti di attività – sono state messe in atto quando vi era l’apice della crisi finanziaria nel 2008-2009. Un’operazione di emergenza per non dire altro. Esauriti i loro strumenti tradizionali, le autorità si sono dovute ingegnare per affrontare il crollo dei mercati finanziari e l’incombente implosione nell’economia reale.

Le banche centrali insomma non avevano altra scelta che optare per massicce iniezioni di liquidità meglio conosciute come Quantitative easing.

Una strategia che ha permesso di arrestare la caduta libera dei mercati ma al tempo stesso non ha stimolato la ripresa economica. Le economie dei paesi del G7, Usa, Giappone, Germania, Canada, Francia, regno Unito e Italia sono cresciute ad un tasso medio annuo dell’1,8% nel periodo 2010.-2017, al di dotto del rimbalzo medio del 3,2% registrato sin passato. Le banche centrali hanno in un certo senso frainteso lìefficacia delle loro azioni politiche, agendo come se la strategia che ha contribuito a porre fine alla crisi potesse favorire una ripresa ciclica dellìeconomia reale.

Il grande errore commesso dai banchieri centrali, dice Stephen S. Roach, ex presidente di Morgan Stanley Asia ed ex economista alla Fed negli anni settanta, è quello di credere che la politica accomodante sia appropriata finché l’inflazione non raggiunge i suoi obiettivi.

In pratica bisogna avere il coraggio di normalizzare la politica monetaria. A dieci anni dall’inizio della grande crisi finanziaria, occorre smuovere le leve della politica monetaria dalle situazioni di emergenza. Un mondo in ripresa, dice Roach, non richiede un approccio di politica monetaria come in una situazione di crisi. Questo è il rischio più grande ossia che la normalizzazione sia considerata un’operazione che dipende dall’inflazione. Ma l’inflazione al di sotto degli obiettivi prefissati non deve essere una scusa per una normalizzazione lunga. Occorre ripristinare la politica monetaria come era prima della crisi. Un chiaro monito alle banche centrali.