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Banche centrali divise tra falchi e colombe. Dove andranno i tassi

Adesso che il livello di inflazione si sta attenuando, alcune Banche centrali stanno iniziando a pensare di rallentare il proprio ciclo di rialzo dei tassi, anche se l’obiettivo del 2% di crescita dei prezzi sembra essere ancora troppo lontano.

Fed, “i rialzi non si fermeranno”

Nell’ultima riunione di politica monetaria del 14 giugno la Fed ha sospeso, dopo 10 rialzi dei tassi consecutivi, la sua lunga serie di rialzi dei tassi più aggressiva dagli anni ’80. In tal senso, il presidente della Fed Powell ha mantenuto il tasso di rifinanziamento principale al 5,25%, anche se i suoi ultimi discorsi hanno confermato che la stretta monetaria non finirà a breve.

Powell ha ribadito a più riprese che “il processo per ridurre l’inflazione al 2% ha ancora molta strada da fare“, motivo per cui diversi funzionari della Banca centrale americana spingono ancora per altri due aumenti di 25 punti base dei tassi di interesse per quest’anno.

Nel suo discorso di ieri al Congresso, Powell ha ribadito diverse volte che l’obiettivo della banca centrale rimane quello di riportare l’inflazione, ancora troppo alta, verso l’obiettivo del 2% e questo nonostante le crescenti preoccupazioni dei legislatori democratici che temono che la stretta sul credito possa impattare troppo duramente sul mercato del lavoro, aumentando la disoccupazione.

In ogni caso, Powell ha ribadito anche che l’economia e il mercato del lavoro americano ha retto meglio di quanto previsto dalla Fed, anche se il livello di inflazione è sceso meno e più lentamente del previsto.

[/media-credit] Andamento dei tassi di interesse negli Stati Uniti

Powell si è concentrato sul cosiddetto dot plot delle previsioni della banca centrale, aggiornato la scorsa settimana, che mostra come la metà dei membri del Federal Open Market Committee (FOMC) prevedono che i tassi saliranno di un altro mezzo punto entro la fine di quest’anno. “Questa è una buona ipotesi di cosa accadrà se l’economia si comporta come previsto”, ha detto Powell.

Cosa stima il mercato?

Al momento, gli operatori scommettono che la Fed alzerà i tassi ancora una volta a luglio, per poi interrompere il ciclo di inasprimento di politica monetaria che ha già visto i tassi salire di cinque punti percentuali. Dalle rilevazioni del CME si osserva infatti che quasi il 77% degli intervistati ritiene che a luglio la Fed alzerà i tassi di 25 punti base nella prossima riunione di luglio, mentre il 23% stima che non verranno alzati ulteriormente i tassi.

[/media-credit] Stime sull’evoluzione dei tassi di interesse negli Stati Uniti

In ogni caso, Powell ha infatti rifiutato di etichettare la decisione della scorsa settimana come una pausa, fattore che porta così gli operatori a scontare ulteriori incrementi dei tassi di interesse. “Potrebbe avere senso continuare a spostare i tassi più in alto nel prossimi mesi, ma a un ritmo più moderato“, ha detto oggi Powell.

Al tempo stesso, Powell ha confermato la resilienza del mercato del lavoro Usa, con una domanda di lavoratori che supera di gran lunga l’offerta. Ecco che vista la forza del mercato del lavoro Usa, la Fed può permettersi di concentrare i propri sforzi per ridurre l’inflazione alzando ulteriormente i tassi.

Intanto, nel discorso di ieri Powell è tornato sul tema delle banche regionali, dopo i fallimenti a cui abbiamo assistito a marzo di quest’anno, con il presidente della Fed che ribadisce che il sistema bancario è “solido e resiliente”.
Tuttavia, Powell ha affermato che le diverse autorità di vigilanza bancaria stanno osservando attentamente gli sviluppi nel mercato immobiliare commerciale, dove i prezzi hanno recentemente iniziato a scendere, in particolare per gli edifici per uffici che rimangono parzialmente vuoti in seguito alla pandemia.

Il presidente della Fed ha detto che le turbolenze nel settore finanziario che si sono manifestate all’inizio di quest’anno non stanno portando ad un forte calo dei prestiti bancari, anche se da questo punto di vista ha aggiunto che potrebbe comunque essere troppo presto perché si manifesti. Inoltre, Powell ha aggiunto che i maggiori istituti di credito statunitensi sono “molto ben capitalizzati” e la banca centrale americana deve essere attenta a non danneggiare il modello di business delle banche di più piccole dimensioni.

La reazione del mercato dopo le parole di Powell

Nella seduta di ieri i prezzi delle azioni statunitensi sono scivolati al ribasso dopo le dichiarazioni “più falco” di Powell. Debolezza in particolare sui titoli delle società tecnologiche che hanno ritracciato dopo i loro recenti guadagni.

Debolezza anche sull’oro che nelle ultime tre sedute ha perso il 2,29%, il tutto mentre salgono i rendimenti del Tesoro.

Bce pronta ad alzare i tassi

Giovedì scorso la BCE ha alzato il tasso sui depositi di 25 punti base al 3,5%, il livello più alto degli ultimi 22 anni, portando il tasso di rifinanziamento principale al 4% dal precedente 3,75%.

Il mercato ora stima che nelle successive riunioni di politica monetaria, la Bce alzi ancora due volte i tassi di interesse per quest’anno, infatti, la stessa presidente della Bce, Christine Lagarde si aspetta che l’inflazione rimanga al di sopra del suo obiettivo del 2% fino al 2025.

Secondo la Lagarde “è probabile che la crescita economica rimanga debole nel breve periodo, ma si rafforzerà nel corso dell’anno con il calo dell’inflazione”.

Il caso britannico: la BoE porta i tassi al 5%

Per certi versi è abbastanza anomalo e particolare il caso del Regno Unito, con il Paese che al momento presenta un tasso di interesse al massimo dal 2008 e un livello di crescita dei prezzi al consumo che non accenna a diminuire trovandosi al momento a quota 8,7%.

Proprio per cercare di contenere il livello persistente di inflazione, oggi la Bank of England ha alzato ulteriormente il suo tasso di riferimento di 50 punti base al 5%, in aumento rispetto ai 25 punti base previsti dal mercato.

“L’economia sta andando meglio del previsto, ma l’inflazione è ancora troppo alta e dobbiamo affrontarla“, ha dichiarato il governatore della BoE Andrew Bailey, che aggiunge che “se non alziamo i tassi ora, potrebbe andare peggio in seguito