Banche, “bail-in giusto, ma se serve sì a fondi pubblici per salvare Mps”

22 Settembre 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Urge risolvere il problema dei crediti deteriorati che pesano sui bilanci di molte banche e  il principio del bail-in è giusto, anche se si parla di Mps. A dirlo Andrea Enria, presidente dell’Autorità bancaria europea secondo cui il livello dei crediti deteriorati è un problema più diffuso di quanto non si creda.

“Se nell’Europa a 28 il tasso medio è del 5,5% sul totale dei prestiti, dieci Paesi superano il 12; tra questi c’è l’Italia, al 18. Tre le soluzioni: mantenere alta la pressione da parte delle autorità di vigilanza, accelerare i processi giudiziali, sostenere la crescita di un mercato secondario dei crediti”.

La ricetta del numero uno dell’Autorità bancaria europea di Londra è una “legislazione europea”.

“In Grecia per comprare un credito deteriorato occorre essere greci e in possesso di una certificazione. Lo dico in generale: di Europa ce ne vorrebbe di più, non di meno. Spesso le si attribuiscono responsabilità per problemi che hanno origine altrove (…) Occorre alzare anche il livello di trasparenza sui prestiti e sul valore del collaterale: in Danimarca c’è un catasto dei mutui, on line e pubblico, nel quale ogni giorno viene prezzato il valore di ciascun prestito”.

Dinanzi alla possibilità di un intervento pubblico per salvare Mps qualora il piano di Jp Morgan non funzionasse, Enria non si sbilancia, affermando semplicemente che gli aiuti di Stato “possono essere parte della soluzione, ma anche soluzioni private possono essere utili”.

E se la soluzione pubblica si chiama bail-in, applicarlo al Monte dei paschi di Siena potrebbe produrre problemi? La risposta di Enria è la seguente:

“Mi limito ad alcune osservazioni di ordine generale. La prima: il principio del bail-in è giusto. Spesso dimentichiamo come ci siamo arrivati. Durante la crisi del 2008 alcuni Paesi come l’Irlanda sono andati vicini al default sovrano mentre gli obbligazionisti subordinati continuavano a staccare cedole. Ora c’è un meccanismo a protezione dei contribuenti. Il principio è già stato applicato in Spagna, Slovenia, Grecia, Cipro, Austria e Olanda. Secondo: la distribuzione di strumenti di capitale alla clientela al dettaglio è un ostacolo al bail-in, e il problema deve essere affrontato. Se ci sono state vendite a soggetti che non erano in grado di valutarne il rischio, sono state violate regole in vigore da molto tempo (…) il processo che ha portato all’approvazione della direttiva e alla costituzione del Fondo di risoluzione va difeso. Quello è il primo passo verso una maggiore condivisione dei rischi all’interno dell’Unione”.