Banca slovena sotto la lente per riciclaggio: molti italiani fra i clienti

22 Settembre 2017, di Alberto Battaglia

“Clienti italiani hanno utilizzato conti presso la banca slovena New Credit Bank Maribor (Nkbm) per condurre transazioni con soldi spesso derivati da atti criminali come evasione fiscale o abuso d’ufficio, che potrebbero anche essere stati il risultato di seri reati legati alla criminalità organizzata”: è quanto si legge in un rapporto segreto della banca centrale slovena Banka Slovenije (Bs) e ottenuto tramite una talpa (‘whistleblower’) dai reporter del Sole24Ore, dell’Irpi e del giornale sloveno Mladina. L’obiettivo di queste transazioni pare chiaro: “nascondere soldi al fisco italiano o alla polizia”.

La Nkbm era già stata sotto sotto inchiesta per riciclaggio nel 2012 “per aver concesso enormi prestiti ad aziende fantasma per proprietà immobiliari in Croazia” scrive il Sole 24 Ore; alcuni anni più tardi la banca centrale slovena decide di avviare un’inchiesta indipendente nel 2014, monitorando un campione di 100 clienti, composto da 71 persone e 29 aziende e fra queste, 23 soggetti italiani. Le pratiche sospette sono proprio chiamate “la tipologia italiana” dagli ispettori, riferendosi a “molti prelievi cash o rapidi trasferimenti di denaro all’estero”.

I contanti ritirati erano arrivati, fra gennaio e novembre 2014 a un totale di 2,8 milioni di euro. La direttiva della banca Nkbm era di non fare domande sull’origine del denaro che veniva, per poco tempo, depositato presso di essa: “danneggiato le attività commerciali”, è scritto sul report dell’istituto centrale sloveno. L’Irpi ha raggiunto alcuni clienti di nazionalità italiana che hanno allontanato ogni sospetto sostenendo che un conto in Slovenia è “vantaggioso” e “appena oltre confine”.

Fra i profili sospetti si trova anche quello del consigliere comunale della Lega a Udine, Luca Dordolo, espulso dal partito nel 2012 per commenti razzisti su Facebook. Raggiunto dai giornalisti, l’uomo ha negato di aver compiuto transazioni con il Belize, come invece risulterebbe dai dati del report, ma di aver usato il conto in Slovenia per “transazioni provenienti da fondi personali per acquisto e vendita di criptovalute” come il Bitcoin.