Banca Carige, bomba ad orologeria per l’intero sistema bancario Ue

24 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

Dopo Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Monte dei Paschi che nell’ultimo anno hanno chiesto aiuto al governo italiano al fine di evitare un collasso ancora più grande, un’altra banca è ora finita agli onori delle cronache e della Bce. Si tratta di Banca Carige che nei giorni scorsi ha reso nota la missiva arrivata dalla Bce che ha sollevato dubbi sul capitale e chiesto un nuovo piano di rafforzamento entro la fine di novembre, indicando come necessaria anche un’aggregazione.

La banca è al centro nelle ultime settimane di una faida interna che ha portato alle dimissioni prima del presidente Giuseppe Tesauro e poi del vice presidente  Vittorio Malacalza, insieme ad altri due consiglieri in disaccordo con l’ad Paolo Fiorentino.

Oggi un nuovo capitolo della saga. La Guardia di finanza si è presentata presso la direzione della banca per notificare un atto della procura con la richiesta di acquisizione di documentazione relativa alle sedute del consiglio di amministrazione e delle assemblee degli azionisti ma anche alle lettere ricevute dagli organi di vigilanza della Bce.

L’ipotesi di reato mossa dalla Procura, al momento nei confronti di ignoti, è quella di abuso di mercato. Obiettivo dei giudici è verificare se le dichiarazioni rese al mercato dalla banca siano state fedeli alla realtà degli eventi. Stamani a Piazza Affari il titolo ha aperto in territorio positivo per via di altri indiscrezioni in merito ad un blitz che un fondo internazionale starebbe studiando sul capitale di Carige  con una possibile opa sulla banca.

In ogni caso quella di Carige è l’ennesima crisi bancaria per l’Italia che si  aggiunge al cumulo di problemi nel sistema, dove permangono problemi maggiori rappresentati dall’accumulo di crediti in sofferenza. Gli analisti sostengono che i numerosi tentativi di salvataggio delle banche italiane dimostrano che i meccanismi utilizzati per sostenere gli istituti bancari, come quelli italiani, non sono sufficienti e potrebbero, in ultima analisi, mettere a rischio l’intero sistema europeo.

“Ciò dimostra quanto sia robusto il meccanismo nell’UE, perché può fare solo così tante eccezioni prima di iniziare a mettere in discussione l’intero sistema di bail-in-bail out”, ha detto Luca Raffellini, responsabile dei servizi finanziari e alle imprese di Frost & Sullivan, alla CNBC. Ha inoltre affermato che il modo migliore per ridurre il livello dei crediti in sofferenza in Italia sembra ora essere attraverso la cartolarizzazione – che permette la fusione di diversi tipi di debito, ad esempio il debito legato ai mutui ipotecari e prestiti con carta di credito, e la loro vendita insieme agli investitori. Tuttavia, Raffellini ha avvertito che questo potrebbe non avvenire a seconda di ciò che il governo italiano, entrato al potere nel mese di giugno, decide di fare.