Azionario? Sopravvalutato, ma resta la scelta migliore

27 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’azionario? Sopravvalutato ma resta la scelta migliore in un’ottica di lungo. Perche’? Semplice: i prezzi dei bond sono assurdi. Su cosa puntare? Nel panorama americano segliere titoli di alta qualita’ (niente debiti e alto flusso di cassa) e le societa’ a grande capitalizzazione. Al di fuori degli Stati Uniti la scelta giusta passa attraverso i paesi in via di sviluppo. E’ questa l’opinione del noto investitore Jeremy Grantham.

Nella sua nota agli operatori di borsa, il chief investment strategist di Gmo ha messo nero su bianco le stime da qui a sette anni. In termini di ritorni annualizzati la media e’, rispettivamente, del 5.7% e dell’1.7%. Nel caso degli emergenti atteso un +5.1%. Non si tratta dei guadagni storici generalmente garantiti dai listini Usa ma comunque meglio dei titoli di stato, con rendimenti risicati. Grantham parla addirittura di prezzi “manipolati” e “troppo costosi” motivo per cui sono “poco attraenti”.

Ecco i consigli di Grantham contenuti nell’ultimo rapporto trimestrale intitolato “Night of the Living Fed”:

– scommettere sulle aziende americane di qualita’: sono economiche

– sovrappesare in modo moderato l’azionario dei paesi in via di sviluppo

– sottopesare in modo massiccio i gruppi Usa che non hanno le carte in regola

– conservare alti livelli di liquidita’ considerata la volatilita’ del mercato: l’idea e’ sfruttare eventuali ribassi del mercato per comprare a prezzi stracciati

– in un ottica di lungo periodo (20 anni), sovrappesare le risorse di base, soprattutto se hanno registrato notevoli flessioni

Tornando al rapporto, Grantham e’ stato chiaro anche sull’operato della Federal Reserve: non ha imparato le lezioni del passato (vedi Alan Greenspan) mettendo a segno delle scelte che non garantiscono stabilita’ economica e ritorno dell’occupazione. Ben Bernanke viene definito come uno zombie disperato la cui manipolazione dei prezzi degli asset finanziari attraverso tassi di interesse bassissimi (e un atteso secondo piano di quantitative easing) ha indebolito non solo la congiuntura americana ma ha anche destabilizzato il mercato valutario e delle materie prime. Chi ci rimette? Secondo l’investitore i privati che vorrebbero risparmiare.