AZIONARIO: IL MERCATO ALLA PROVA DI NUOVI TEST

7 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
*Questo documento e’ stato preparato da Maurizio Milano, resp. Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella, ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

WSI) – La reazione tecnica di forte rimbalzo dai minimi del 6-9 marzo – dopo un primo bimestre in forte lettera ed una discesa dei principali indici azionari mondiali verso i livelli del 1996 (Usa), 1997 (Europa) ed addirittura 1994 (Italia) – ha consentito finora un recupero generale superiore al 40% (per il FTSE/Mib addirittura +68%), con gli indici che hanno toccato dei massimi di periodo nel corso del mese di giugno, per poi ritracciare di una manciata di punti percentuali nelle ultime 3-4 settimane.

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La fase in corso si deve considerare come una pausa fisiologica, e non si possono neppure escludere ulteriori discese, che scatterebbero qualora gli indici dovessero rompere i supporti corrispondenti ai minimi di metà maggio e nuovamente in fase di test. Tale eventualità comporterebbe una prosecuzione del movimento correttivo per un altro 5-6%, con obiettivo i livelli toccati dagli indici verso metà aprile.

Nonostante la recente debolezza, il trend di fondo rimane rialzista ed il bear market rally dovrebbe riprendere una volta che si sia esaurita la fase di consolidamento in atto. Un segnale in tal senso si avrebbe col superamento delle resistenze testate nella prima decade di giugno (al momento prematuro): ciò farebbe scattare nuovi acquisti che spingerebbero il mercato azionario verso i livelli di fine settembre-inizio ottobre 2008 – livelli da dove era partito il crash di ottobre-novembre successivo al fallimento di Lehman –, che rimangono il grande obiettivo del bear market rally in corso. Da un punto di vista operativo sono ancora possibili acquisti sulla debolezza ma il focus deve ora spostarsi su una exit strategy che consenta di alleggerire l’esposizione all’avvicinarsi degli obiettivi, portando a casa gli utili realizzati ed abbassando il profilo di rischio.

I livelli da tenere sott’occhio sono i seguenti: i primi supporti importanti sono individuabili in area 1750/75 per il Nasdaq Composite, a 8250 per il Dow Jones industrial, in area 850/75 per l’S&P500, a 2280-2320 per il DJEurostoxx50, in area 18100/400 per il FtseMib ed a 9500 per il Nikkei225. Si tratta di livelli molto vicini, e se gli indici non riusciranno a riportarsi velocemente al di sopra dei messimi della scorsa ottava vi è il rischio crescente di una loro perforazione, eventualità che aprirebbe la strada ad una seconda gamba correttiva. Gli obiettivi per gli indici sopra-citati, in tal caso, sarebbero i seguenti: 1650/70, 7800, 800/15, 2180, 17100 e 9000, rispettivamente. Un segnale di miglioramento si avrà invece al superamento dei massimi toccati la scorsa ottava, eventualità che riproporrebbe il test dei massimi di inizio giugno, al di sopra dei quali il rally riprenderebbe con vigore verso gli obiettivi.

Tra gli argomenti che fanno pensare che la fase in atto non sia il preludio di una nuova ondata ribassista si possono elencare: 1) la correzione in atto non ha rotto alcun supporto significativo e, se rapportata all’entità del recupero dai minimi di marzo, è del tutto fisiologica (anzi, c’è ancora spazio di discesa senza compromettere la successiva ripresa degli acquisti); 2) la volatilità implicita rimane sui minimi di periodo, a ridosso dei livelli di metà settembre 2008, precedenti al grande crash (un campanello di allarme si avrebbe su risalite del Vix sopra 40,30-43 e del Vxn sopra 40,50, al momento poco probabile); il mercato obbligazionario rimane stabilmente sotto ai massimi 2009, e non sono ipotizzabili apprezzamenti marcati dei corsi; il settore bancario in Borsa rimane abbastanza stabile, ancorché al di sotto dei massimi di periodo (segnala comunque una relativa serenità degli operatori); la tenuta dei prezzi del greggio e delle materie prime (anche se sono sotto i massimi di giugno) conferma una visione non così nera sugli scenari economici.

Insomma, il sistema finanziario ancorché fragile tiene; l’economia reale anche se destinata a peggiorare ancora nei prossimi mesi non dovrebbe comunque avvitarsi in una spirale deflazionistica/recessiva; il sentiment degli operatori è ormai portato a giudicare positivamente anche i dati negativi, purché un po’ meno negativi del previsto; non emergono alternative credibili all’investimento azionario, per di più pensando al fatto che corsi rimangono ancora ben al di sotto dei livelli di inizio ottobre 2008 e che quindi incorporano ancora uno scenario decisamente pessimistico. Insomma se nei prossimi mesi si avrà una conferma della tenuta del sistema, pur in un contesto recessivo, l’azionario dovrebbe gradualmente recuperare tutte le perdite accumulate nei passati mesi di ottobre-novembre, durante la fase acuta, emozionale della crisi. Il bear market rally, insomma, ha ancora un po’ di strada da percorrere. Senza illudersi, però, di essere alla vigilia di un mercato Toro. Per questo, infatti, dovremo attendere ancora parecchio tempo.

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