AUTO: FIAT PUO’ ASPETTARE, SUBITO GM-CHRYSLER

15 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Invece di favorire l’ingresso di Fiat come azionista di minoranza di Chrysler, il governo Usa farebbe meglio a incoraggiare una fusione tra Chrysler e General Motors: è quanto suggerisce un’analisi di “Breakingviews”, cuore dei commenti finanziari del New York Times. In un pezzo intitolato «Una fusione automobilistica potrebbe dare frutti», Rob Cox e Antony Currie sostengono che una fusione tra le due case automobilistiche americane, accompagnata da un taglio dei costi, rafforzerebbe in modo significativo il loro potenziale valore patrimoniale, con maggiore soddisfazione per i creditori.


Per Fiat «non tutto sarebbe perduto»: potrebbe prendersi qualche fabbrica Chrysler e un po’ di lavoratori licenziati per costruire Alfa Romeo e Cinquecento, scrive il New York Times. «E non c’è ragione per cui l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, non possa fare un’alleanza con la società nata dalla fusione Gm-Chrysler. Chissà? Potrebbe perfino avere una chance di fare il capo».


L’analisi di “Breakingviews” parte dalla constatazione che il governo Usa sta facendo pressione sui creditori di Gm e Chrysler perché aiutino a risanare i due produttori scambiando debito contro azioni. «Potrebbe funzionare se i creditori pensassero che le azioni valessero qualcosa. E così potrebbe essere – se le due aziende si fondessero ed eliminassero costi sostanziali».


«Il problema è che il governo sembra favorire l’ingresso di Fiat» in Chrysler. L’opzione è allettante perché lascerebbe Chrysler come un’azienda a sé, «in teoria preservando molti più posti di lavoro». «Ma nonostante i punti di forza di Fiat, che comprendono la competenza del management, c’è un modo migliore per arrivare a un’industria automobilistica americana» che sia in grado di operare in maniera soddisfacente. «Invece di prolungare il dubbio futuro di Chrysler come impresa indipendente, il governo dovrebbe fare il suo meglio per unire Gm e Chrysler». Nonostante i tagli compiuti finora, scrive il New York Times, resta il problema che i produttori automobilistici Usa producono troppe auto, ne vendono troppo poche e continuano a perdere quote di mercato. Una partnership tra Chrysler e Fiat, «non cambierebbe» questa situazione. Secondo il New York Times, mettere insieme Chrysler con Gm potrebbe invece cambiare le cose, con un risparmio di circa 30 miliardi di dollari, ben più dei 23 miliardi che Chrysler deve ai creditori di primo grado, governo e dipendenti.


Contrariamente al New York Times, il Washington Post sembra appoggiare l’orientamento dell’amministrazione Obama: «Gli Stati Uniti sperano che la rinascita Fiat possa essere un modello per Chrysler e contano sull’aiuto del Ceo italiano», ha titolato ieri il quotidiano della capitale Usa, che ha dedicato un ampio articolo a Marchionne. Il Washington Post cita una fonte dell’amministrazione, secondo cui l’ad di Fiat è un manager «non convenzionale, ma funziona»; «crediamo che sia l’uomo giusto in questo momento» per Chrysler. La Casa Bianca «è convinta che Marchionne possa fare per Chrysler quello che ha già fatto per Fiat».


«Raggiungere l’accordo entro la fine del mese è uno sforzo sovrumano», prosegue sul Washington Post Maryann Keller. «Le necessità finanziarie di Chrysler sono immediate, mentre l’introduzione di auto Fiat richiederà tempo». Le auto Fiat infatti dovranno essere riviste per rispettare le normative americane e gli stabilimenti Chrysler dovranno essere modificati. Le auto Fiat potrebbero non arrivare negli showroom americani prima del 2011. Secondo alcuni analisti, scrive ancora il Washington Post, «Marchionne sta posizionando la Fiat per farle rilevare asset di Chrysler nel caso in cui la società finisse in bancarotta».


Gli ostacoli del negoziato in corso con i creditori di Chrysler sono da giorni alla ribalta sui siti della stampa statunitense. «Il debito Chrysler potrebbe far deragliare l’accordo con Fiat, i fondi di salvataggio», titola oggi UsaToday. Il tempo stringe: Chrysler si sforza dir convincere i creditori a convertire la maggior parte del debito in azioni. E’ un grosso ostacolo, che potrebbe far «ritardare o deragliare la partnership proposta», che il governo Usa ha ordinato sia completata per il 1.mo maggio. Il Chicago Tribune e altri media americani riportano sui loro siti il susseguirsi di titoli Ap: i colloqui con i creditori accelerano, in stallo Gm; i creditori di Chrysler preparano una controfferta dopo avere rifiutato l’offerta iniziale di tagliare il debito. Sulle controproposte attese questa settimana da parte dei creditori di Chrysler avevano scritto ampiamente ieri il Wall Street Journal e il New York Times. Quest’ultimo – e molti altri – ha registrato anche le indiscrezioni di Automotive News secondo cui, tra le opzioni in discussione tra Chrysler e Fiat, ci sarebbe la designazione di Marchionne come Ceo di Chrysler.

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