ATTENTI ALLE MICROIMPRESE, NON PAGANO IL CONTO

16 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Più sono grandi, prima pagano il conto. Non è una boutade da ristorante, bensì l’analisi di Lince, agenzia specializzata in informazioni per il mondo degli affari, a proposito dei tempi di pagamento e di incasso delle imprese italiane (società di capitale), realizzata su un campione di 150mila bilanci relativi all’esercizio 2004.

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Non si tratta di indicatori di rilievo secondario, visto che «le imprese – sottolinea Lince – investono circa un terzo delle proprie risorse per finanziare i clienti attraverso la concessione di credito, da cui derivano problemi, ritardi e perdite che possono compromettere le performance aziendali».

Lo studio conferma uno storico punto dolente italiano, e cioè che «un numero limitato di imprese di grande dimensione ha un forte potere contrattuale sia nei confronti delle aziende di minore dimensione, sia nei confronti delle banche». Ma dietro il luogo comune, questa volta, spunta anche un risvolto piacevole.

E cioè che, «analizzando le migliori della classe in termini di minori tempi di pagamento – spiega Lince – si evidenzia una concentrazione di grandi aziende, tra cui Eni, Erg, Tamoil, per il settore petrolifero, Du Pont, Merk e Johnson & Johnson per il farmaceutico». Inversamente, tre le maglie nere dei pagatori «c’è una fortissima concentrazione di micro imprese (70%) il cui fatturato non supera i 2 milioni di euro. Un altro 25% è costituito da piccole imprese. Non ci sono invece grandi aziende».

Insomma, il bon ton sembra appartenere ai gruppi più strutturati. Ma forse non è questione di sola educazione, bensì di salute finanziaria. I piccoli finiscono per subire «condizioni penalizzanti dalle banche (per compensare i favori ai grandi, ndr), e così ricorrono al credito di fornitura impostando lunghi periodi di pagamento». In alcuni casi, conclude Lince, la durata media dei debiti arriva sino a 360 giorni. Insomma, piccoli e coriacei, ma vivere necesse est. Pagare no.

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