Genova, il Mit assegnerà la gestione del nuovo ponte ad Aspi

8 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

Il ministero dei Trasporti ha deciso di attenersi alla concessione ad Autostrade, tuttora vigente, e assegnerà alla stessa Aspi la gestione del nuovo ponte sul Polcevera, a Genova.

Una soluzione di fatto provvisoria, che potrebbe venir meno a seconda della forma che prenderà il nuovo accordo fra lo stato e la società, sia essa una nuova concessione o la tanto sbandierata revoca. Ad attestare la scelta del governo una lettera del Mit inviata lo scorso lunedì alla struttura commissariale per la ricostruzione guidata da Marco Bucci.

La decisione dell’esecutivo sarebbe motivata da un’analisi squisitamente pratica: assegnare la gestione ad Aspi sarebbe la soluzione che consentirebbe l’entrata in funzione più rapida del nuovo ponte.

Non va dimenticato, infatti, che la concessione ad Aspi resta tuttora in vigore nonostante il fatto (costituzionalmente controverso) di aver esautorato la società dalla ricostruzione del ponte sul Polcevera.
Ad Autostrade per l’Italia, tuttavia resta ancora in mano la gestione dei due tronconi ad Est e Ovest del nuovo viadotto: affidare quest’ultimo alla gestione di una diversa società e garantire allo stesso tempo la pronta riapertura sarebbe un esercizio complesso. L’inaugurazione dell’infrastruttura è prevista per fine luglio.

Decreto Genova: la Consulta decide oggi sulla possibile incostituzionalità

Mentre la sorte delle concessioni autostradali è ancora oggetto di trattativa, va in scena oggi al Palazzo della Consulta un nuovo atto della partita fra Aspi e governo. Si decide oggi, infatti, se il Decreto Genova che ha istituito la struttura commissariale per la ricostruzione del ponte è stato costituzionalmente legittimo.

Gli avvocati di Aspi, infatti, hanno convinto il Tar della fondatezza di alcuni rilievi di incostituzionalità, come ad esempio la possibile “invasione di campo” dell’esecutivo nell’aver agito sulla base di una presunta colpevolezza di Aspi mai passata in giudicato. Parimenti, a quest’ultima sarebbe stato negato il diritto al “giusto processo” perché Autostrade avrebbe “pagato” immediatamente conseguenze negative del crollo del Ponte Morandi senza aver avuto l’opportunità di mostrare le proprie ragioni in tribunale.
Starà alla Corte Costituzionale esprimere un giudizio su queste e altre istanze sollevate da Autostrade.