Arriva il giorno X: si decide su decadenza Berlusconi

9 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Sale la tensione per il voto in giunta sulla decadenza. Il Pdl preme per allungare i tempi e torna a minacciare la tenuta della maggioranza, Cuperlo (Pd) chiarisce: ‘rispetteremo i tempi e manterremo la coerenza delle nostre posizioni’, ipotizzando una nuova maggioranza per la riforma elettorale in caso di uscita del Pdl dal governo.

Il ricorso di Silvio Berlusconi alla Corte di Strasburgo è ”chiaramente non ricevibile perchè ci vuole un provvedimento definitivo che in questo caso non c’è. Il fatto che ne stiamo discutendo vuol dire che non c’è provvedimento definitivo”, ha affermato ai cronisti il senatore Felice Casson (Pd) prima di entrare in Giunta

Intanto si svolgera’ il 19 ottobre alla III Corte d’Appello di Milano l’udienza sul caso Mediaset per rideterminare l’interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi, come deciso dalla Cassazione.

Intanto, mentre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha confermato di aver ricevuto il ricorso del Cavaliere contro la sua espulsione dal Senato, “Sono sicuro che il Pdl deciderà per il meglio”sull’appoggio al governo.

“Io penso che non lascerà la coalizione”. Lo ha detto Enrico Letta in una intervista alla Bbc, a margine del forum di Cernobbio. “Non so cosa accadrà nella discussione interna” al Pdl, ha proseguito Letta, “ma io lavoro sicuro che il governo continuerà a lavorare e che i partiti continueranno a dare il loro sostegno”.

“Credo che la legge debba essere applicata e che il Senato deciderà il modo in cui applicare la legge – ha aggiunto il premier -. Non è un problema del mio governo, non è una responsabilità del mio governo, non devo prendere alcuna decisione. C’è una separazione dei poteri, è un problema del parlamento”.

Il governo cade in caso di decadenza di Silvio Berlusconi? “Non è una questione sulla quale voglio rispondere stamattina perché ho già risposto e abbiamo tutti già risposto”. Così il vicepremier e segretario del Pdl Angelino Alfano a “La telefonata di Belpietro”, su Canale 5.

“Dirlo questa mattina sarebbe letto da chi vuol far precipitare le cose in Giunta come una provocazione, preferisco non rispondere anche se noi abbiamo le idee molto chiare”, ha aggiunto Alfano. “Se si ragiona come se Berlusconi fosse il ‘senatore Berlusconi’ e non il nemico storico abbiamo la speranza e la fiducia che ci siano argomenti a sostegno della tesi di una non retroattività” della legge Severino e “di un approfondimento necessario”, ha detto Alfano. “Ci auguriamo che i componenti della Giunta ascoltino la relazione di Augello perché la natura giuridica della decisione prima della Giunta e poi dell’Aula è quella di una deliberazione”.

“La nostra coalizione nasce da un matrimonio che ad ogni evidenza non può essere d’amore. Si tratta di due aree politiche che si sono combattute per oltre 20 anni. La nostra considerazione è che è sempre più chiaro che non è il governo delle larghe intese che orienterà la nostra bussola. Il futuro è fatto da un governo di centrodestra che nascerà quando ci saranno le elezioni e le vinceremo”. “Oggi forse a sinistra – ha spiegato il segretario del Pdl – vedono materializzarsi il sogno della cancellazione per via giudiziaria dalla scena politica del leader che loro hanno sempre contrastato e vogliono evitare che questo sogno non si avveri”. “Mi pare evidente che qualcuno vuole usare” la legge Severino contro Berlusconi. “Qui stiamo parlando dell’applicabilità al passato della legge non della sua applicabilità al futuro. Il tema della costituzionalità o meno della Severino riguarda specificamente il tema della sua applicabilità al passato”. “Noi chiediamo alla commissione di sfuggire alla logica di centrodestra e centrosinistra”, ha aggiunto Alfano.

“Se il Partito democratico pensa oggi di far decadere Berlusconi per toglierselo dai piedi non avendolo vinto alle elezioni, pensa una cosa irresponsabile, perché verrà meno immediatamente la maggioranza con quel che segue. Ci rifletta il Partito democratico”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, ai microfoni del Tg1. “Se il Partito democratico pensa di usare retroattivamente la legge Severino per far fuori il senatore Berlusconi si sbaglia di grosso. Non farà fuori il senatore Berlusconi ma farà fuori il governo Letta”, cosi’ il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, ai microfoni del Tg2. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha confermato di aver ricevuto via fax il ricorso di Silvio Berlusconi contro la sua espulsione dal Senato. Fonti della Corte hanno sottolineato che ”in genere occorrono come minimo tre, quattro mesi per un primo esame del ricorso”, ed anche che ”tutto dipende dalla sua complessità”. Berlusconi ha comunque chiesto che sia data priorità all’esame della sua pratica, un iter che prevede come primo passo la valutazione della sua ammissibilità. (ANSA)

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ROMA (WSI) – “Sono sicuro che il Pdl deciderà per il meglio” sull’appoggio al governo. “Io penso che non lascerà la coalizione”. Lo ha detto Enrico Letta in una intervista alla Bbc, a margine del forum di Cernobbio.

di Yasmin Inangiray

Non mi aspetto nulla. L’umore di Silvio Berlusconi resta pessimo e dal bunker di Arcore il Cavaliere non ne fa mistero nel giro di colloqui avuti con diversi dirigenti del Pdl. Se è vero che al momento ha deciso di congelare qualsiasi decisione sul futuro in attesa dell’esito della riunione della Giunta che oggi inizierà a discutere della sua decadenza, il Cavaliere fa capire di non intravedere nessuno spiraglio: vedrete che faranno di tutto per mettere a punto un calendario serrato per arrivare in tempi certi alla votazione, non accetteranno nessuna trattativa.

Berlusconi però, in linea con chi gli consiglia prudenza, continua a tacere. Al suo posto interviene Angelino Alfano che fa un nuovo appello al Pd e al ”senso di responsabilità” legando a doppio filo le sorti del governo all’atteggiamento dei dem invitandoli a “ragionare”.

Da Cernobbio per partecipare al Forum Ambrosetti, il ministro dell’Interno (che si è intrattenuto in un faccia a faccia con Enrico Letta per parlare molto probabilmente dell’affaire Berlusconi) fa intendere come la decisione di ricorrere alla corte Europea dimostri che ”il caso sia tutt’altro che chiuso”. Il segretario pidiellino non esita a definirsi ”fiducioso” sulla sentenza ”di innocenza” che arriverà dalla corte di Strasburgo. Il vice premier chiede ai Democratici ”senso di responsabilità” sottolineando come ”Berlusconi più di tutti abbia voluto la nascita dell’esecutivo”.

Un appello quello di Alfano a cui fa eco quello di Gaetano Quagliariello, che confida nella ”serenità di giudizio” da parte della Giunta. La levata di scudi del Pdl però non ottiene l’effetto sperato sugli alleati di governo.

A ribadire la posizione del Pd – con Bersani che stoppa la ripresa del gioco del cerino – ci pensa il responsabile giustizia Danilo Leva: “Basta ricatti – avverte – la legge è uguale per tutti”. Concetto caro anche al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che in un’intervista a Skytg24 smentisce l’ipotesi che un’amnistia possa interessare anche Silvio Berlusconi: il provvedimento ”non riguarda reati fiscali”.

A gelare le aspettative pidielline bollando come ”inammissibile” il ricorso a Strasburgo è poi Luciano Violante che nei giorni scorsi era stato al centro di polemiche nel Pd per il suo atteggiamento “aperturista” nei confronti delle richieste del Cavaliere.

Ma nel Pdl c’è chi non si arrende: il coordinatore Sandro Bondi non esclude infatti ”una revisione” dell’interno processo Mediaset poichè le indagini condotte dai magistrati svizzeri, mettono in evidenza come l’intera vicenda ”si e’ fondata su di un pregiudizio senza alcuna prova documentata”. La strategia è chiara: tentare tutte le strade, dalla Consulta alla corte Europea di Strasburgo per cercare di allungare i tempi di discussione e di conseguenza il voto sulla decadenza. Una ‘mossa’ che però continua a non convincere l’ala più dura del Pdl.

I falchi lo continuano a ripetere anche al Cavaliere: dilazionare i tempi – è in sintesi il ragionamento – porta inevitabilmente a chiudere la finestra elettorale dell’autunno e comunque non ritarda la procura di Milano chiamata a ricalcolare i tempi dell’interdizione.

Discorsi e rischi che il Cavaliere conosce bene ecco perchè nessuna decisione finale è stata presa. In settimana (pare già martedì) l’ex premier dovrebbe far rientro a Roma per decidere con i suoi, alla luce anche delle notizie che arriveranno da palazzo Madama, se cambiare o meno strategia. (ANSA)