Argentina: svalutazione peso e impennata prezzi, il nemico vero è in casa

3 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il panico economico che ha dilagato in Argentina e che ha portato i prezzi alle stelle, è iniziato a metà gennaio, quando il governo della presidenta Cristina Fernandez de Kirchner ha autorizzato una brusca svalutazione del peso argentino, la valuta nazionale, calato di oltre il 15% del suo valore, dopo che nel 2013 aveva perso il 24% sul dollaro.

Grazie a questo intervento, spiega The Guardian , ci vogliono 8 pesos per comprare un singolo dollaro. Nel frattempo, invece, il tasso illegale è arrivato fino a 13 pesos.

Insomma, in questo terremoto economico che ha sconquassato il paese, è cresciuto un forte malcontento tra la popolazione ed è sorto un enorme punto interrogativo sul futuro della “regina” Cristina, che ha comunque tranquillizzato subito i risparmiatori privati argentini e stranieri lanciando un nuovo anatema contro le “pressioni speculative” nei confronti delle monete dei Paesi emergenti.

Il problema, però, è che in Argentina il “nemico” vero è in casa e parla portegno. Coloro che si occupano del governo economico del paese, credono di essere alla guida di un apparato in grado di gestire con successo complesse manovre, come la rinegoziazione del debito estero e i diffusi controlli dei prezzi e dei cambi adottati. Ma dovrebbero avere a disposizione una democrazia ben più solida di quella che popola i ministeri argentini, assai meno corrotta e più leale al governo.