Arabia Saudita: “irrazionali prezzi a $30”. Boom petrolio oltre +5%

22 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Il collasso dei prezzi del petrolio al di sotto dei $30 al barile è “irrazionale” e i prezzi dovrebbero tornare a salire nel 2016, anche se l’Arabia Saudita manterrà elevati i livelli di produzione. E’ quanto ha detto Khalid al-Falih, presidente della azienda petrolifera di stato dell’Arabia Saudi Aramco, parlando da Davos, dove è in corso il World Economic Forum. Prevedendo dunque prezzi del petrolio più elevati rispetto a quelli attuali entro la fine dell’anno, Falih si è così espresso:

Il mercato ha esagerato al ribasso ed è inevitabile che inizierà a puntare verso l’alto”, reiterando che l’Arabia Saudita, esportatore di petrolio numero uno al mondo, non taglierà comunque l’offerta in modo unilaterale.

Pur considerando “fosco” lo scenario di breve termine per i prezzi del petrolio, il manager ha precisato che il proprio paese riuscirebbe comunque a fronteggiare il tonfo delle quotazioni meglio di tanti suoi rivali.  Saudi Aramco, ha fatto notare – tra l’altro prossima a sbarcare in borsa – ha un basso livello di debito e produce uno su ogni nove barili che circolano nel mondo.

“Se i prezzi rimarranno bassi, riusciremo a resistere per molto tempo. Ovviamente, non è questo lo scenario che auspichiamo”.

Reazione immediata dei prezzi del petrolio, con il Brent che vola oltre +5% e il contratto WTI più del 4% riagguantando la soglia dei $30 al barile.

Tuttavia, occhio al recente articolo di Barron’s mette in evidenza un trend che potrebbe preludere a ulteriori ribassi. Il riferimento è all’iPath S&P GSCI Crude Oil Total Return ETN (ticker OIL) che sta riportando una performance totalmente divergente rispetto a quella di altri prodotti exchange traded, come lo United States Oil Fund (USO) e lo United States Brent Oil Fund (BNO).

Pravit Shintawongvanich, responsabile strategist dei derivati presso Macro Risk Advisors spiega il trend facendo notare che il prodotto OIL presenta un premio che nelle ultime sessioni ha riportato un forte rialzo rispetto al valore dell’indice che rappresenta o anche NAV,  tanto da accelerare fino al 48% nella sessione di mercoledì.

Lo strategist ha riferito a Barron’s che i trader istituzionali hanno notato il balzo del premio e che per questo motivo ora stanno scommettendo contro l’OIL, presumendo che il premio insolitamente elevato tornerà alla normalità. Nella giornata di ieri, a tre ore dalla fine delle contrattazioni a New York, i volumi di scambio sull’ETN POIL erano superiori al triplo della media dell’ultimo mese, confermando forti movimenti sul prodotto finanziario. Tra l’altro, anche dopo i forti ribassi di ieri, l’OIL rimarrebbe ancora a premio di circa il 20% rispetto all’indice sottostante.

Intanto, le dichiarazioni che arrivano da Davos non sono affatto confortanti.

Bob Dudley, amministratore delegato di BP, ha avvertito per esempio che la crisi attuale del petrolio è grave quanto quella che i mercati hanno attraversato nel 1985-1986, quando i prezzi del crude, dopo sei anni in difficoltà, crollarono fino a $7 al barile. Dudley ha detto che a suo avviso le quotazioni rimarranno ancora sotto pressione :

“Il primo e il secondo trimestre saranno molto difficili (..) E’ un grande shock per i paesi produttori. Mi fa ricordare la crisi petrolifera del 1986”.

Da segnalare che i prezzi del petrolio hanno perso un quarto del loro valore dall’inizio dell’anno, crollando -75% nell’arco degli ultimi 18 mesi.