Antonio Cavarero (Generali Investments): “Sui mercati la prudenza è d’obbligo”

30 Luglio 2020, di Massimiliano Volpe

Sono tanti i fattori in gioco che possono determinare l’andamento dei mercati nei prossimi mesi. L’incertezza è ancora elevata e non si riesce nemmeno a ipotizzare che ripresa economica avremo. Uno scenario che invita alla prudenza e ad assumere atteggiamenti difensivi sui mercati. Su questo tema WSI ha intervistato Antonio Cavarero, head of Investments Generali Investments Partners.

Dott. Cavarero, che tipo di ripresa economica vi aspettate? A forma di V, U ma c’è anche chi dice a W…

“Per descrivere la forma della ripresa in questi mesi sono state utilizzate molte lettere e simboli commerciali. Come Generali Investments prevediamo un periodo di recessione importante e prolungato, seguito da una ripresa accentuata: nel dettaglio, il rimbalzo determinato dalla riapertura dell’economia globale in molte regioni potrebbe attenuarsi in aututnno, quando nuovi fattori di incertezza potranno presentarsi”.

Quali fattori possono trainare la ripresa dell’economia?

“I driver della ripresa saranno molteplici e sono legati a fattori epidemiologici, economici e agli interventi di politica monetaria e fiscale. Sul fronte sanitario abbiamo passato la prima ondata ma non sappiamo ancora cosa ci troveremo ad affrontare in futuro. E’ sufficiente osservare cosa sta succedendo in diversi Paesi che stanno ora cercando di contrastare una seconda ondata di contagi.

Dal punto di vista economico siamo di fronte ad una situazione mai vista in passato, ed è ancora difficile valutare pienamente l’impatto di lungo periodo dello stop delle attività legate al lockdown. Non abbiamo infatti una piena visibilità dei danni permanenti, ancor più considerando che non tutte le aziende saranno in grado di ripartire o faranno molta fatica e dovranno adattare il proprio modello di business. Inoltre sono attualmente in vigore alcune misure di protezione e di aiuto che gradualmente finiranno nei prossimi mesi, aumentando quindi l’incertezza per gli ultimi mesi del 2020.

Sul fronte della politica monetaria e fiscale, negli Stati Uniti il governo e la Federal Reserve hanno fatto molto per sostenere la congiuntura. In Europa ci siamo mossi più lentamente ma alla fine è arrivata una risposta con un taglio politico molto alto che ha dimostrato come l’idea europea si evolva e si rafforzi grazie ai momenti di crisi.  Ora l’onere sta ai decision makers locali affinché utilizzino questa occasione per usare al meglio le risorse del piano in modo rapido ed efficiente”.

I listini Usa hanno messo a segno un rimbazo superiore a quelli europei. In futuro vedremo aumentare tale divario visto che in Europa sono quotate poche società tecnologiche?

“Nell’indice S&P 500 il peso dell’economia digitale, particolarmente avvantaggiata nel periodo di lockdown, si attesta intorno al 25% mentre nei benchmark europei si ferma al 15%. Questo ha permesso ai listini Usa di mettere a segno un rimbalzo molto di più elevato di quello registrato nel Vecchio Continente. I settori tradizionali hanno invece risentito della frenata dell’economia su entrambe le sponde dell’Oceano pesando sui listini. Tuttavia, tra gli effetti positivi del recovery Fund c’è anche un miglior outlook per gli asset europei nel loro complesso, non più penalizzati da incertezze politiche comunitarie.  L’Europa ha dimostrato di esserci e questo dovrebbe riflettersi nel tempo anche sulle valutazioni azionarie”.

Quali prospettive vedete per i mercati azionari?

“Nella scelte di investimento sui mercati azionari, consiglierei prudenza visto che hanno già corso molto dopo la brusca flessione di marzo e aprile. Potrei definire la nostra allocazione sui mercati difensiva e, in aggiunta all’approccio prudente, il consiglio è quello di selezionare bene i titoli da acquistare. Le nostre preferenze sono orientate sui comparti media, telecom e dei pagamenti digitali, sia negli Stati Uniti che sui listini europei. Siamo invece ancora cauti sui comparti dei trasporti e automotive”. 

Sul mercato obbligazionario cosa fare, visto anche i piani di qe avviati dalle banche centrali?

“Con gli acquisti mirati legati ai piani di quantitative easing le banche centrali controllano i mercati, garantendo stabilità a tutto lo spettro obbligazionario, non solo a quello dei titoli di Stato ma anche a quello dei corporate bond. In questa direzione la nostra preferenza va ai corporate bond investment grade mentre riteniamo che sia ancora prematuro esporsi sui titoli high yield che devono ancora metabolizzare i default societari. Fino a quando le dinamiche inflazionistiche saranno considerate sotto controllo le strutture dei tassi dovrebbere restare ancorate verso il basso grazie all’azione mentre nel lungo periodo devono essere tenuti sotto stretta osservazione sia l’andamento dei prezzi, sia la dinamica del dollaro USA il cui recente movimento, profondo e veloce, può essere sintomo di fenomeni di ben più ampia portata”.