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Amazon sarebbe nel mezzo di una bolla speculativa

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Amazon sarebbe la nuova bolla tecnologica, o almeno così scrive David Stockman sul Daily Reckoning. Il prezzo delle azioni della compagnia di Jeff Bezos è passato da 285 dollari per azione del gennaio 2015 a 575 dollari nell’ottobre di quell’anno fino a raggiungere la quota di mille dollari

Una crescita simile l’hanno avuta anche gli altri big, che si possono raccogliere sotto la sigla FAANG + M e cioè Facebook, Apple, Amazon, Netflix, Google, Microsoft. Mentre la gran parte del mercato azionario restava piatta, soprattutto quelle sezioni legate a settori dell’economia reale che hanno vissuto difficoltà come il petrolio e il gas, il rapporto prezzo/utile per azione delle grandi aziende citate è cresciuto.

Proprio come il NASDAQ 100 dopo il picco raggiunto nel marzo del 2000, scese del 70% e dell’82% a settembre 2002, così Amazon (in testa alle altre FAANG + M) sarebbe nel mezzo di una simile speculazione. Anche se il prezzo delle azioni è triplicato negli ultimi 30 mesi Amazon ha sperimentato due tagli, rispettivamente del 28% e del 12%. Le azioni di Amazon sono ora esplose a 1000 dollari.

Le grandi aziende non riescono a sfuggire a una valutazione eccessiva del mercato. Amazon ha 24 anni, sottolinea Stockman, non è una startup e non ha inventato nulla di nuovo come l’iPhone o il computer. Opera in un settore dell’economia, quello dell’acquisto e la consegna di beni, che è cresciuto solo del 2,2% in dollari nominali nell’ultimo decennio e per il quale non ci sono basi macroeconomiche per prevedere un’accelerazione.

In più il modello di business di Amazon, secondo Stockman, sarebbe difettoso soprattutto se comparato con quello di Walmart che sta facendo passi avanti e innovazioni nell’e-commerce. Dopo l’acquisto del portale Jet.com lo scorso anno, le vendite online di Walmart sono esplose e la compagnia ha aumentato la sua offerta in e-commerce.