Amazon brucia più posti di lavoro di quelli che crea?

8 Dicembre 2017, di Alberto Battaglia

Nonostante la sua crescita costante, Amazon, nel complesso, distrugge più posti di lavoro di quelli che crea: è quanto emerge in un’analisi di Quartz, il sito di economa e finanza di The Atlantic che ha proiettato nel futuro le tendenze già viste nella compagnia di e-commerce fondata dal CEO Jeff Bezos.

Quest’anno i settori delle vendite al dettaglio in cui compete Amazon (libri, musica, tecnologia…) vedranno una decrescita complessiva dell’1% dei posti di lavoro negli Stati Uniti, per un totale di 170mila unità. Sarebbe il primo anno, dal 2009, che il settore vede decrescere il numero degli occupati. I timori per il business dei punti di vendita tradizionali sono rispecchiati anche dall’andamento, molto negativo, dei titoli del comparto in Borsa.


Da un lato Amazon costituisce da sola il 20% della crescita del settore in cui opera negli Usa (2017), dall’altro una delle ragioni della sua efficienza e competitività risiede proprio nell’uso dell’automazione e dell’ottimizzazione delle risorse impiegate. I dipendenti di Amazon sono in tutti i casi aumentati del 46% nel 2017, 146mila unità in più che escludono quelle relative a Whole Foods, catena di supermercati comprata di recente dal gruppo di Seattle.

“Anche con questa prospettiva di crescita aggressiva”, scrive però Quartz, l’occupazione combinata di Amazon e del settore con cui Amazon va a competere diminuirebbe comunque di 24mila unità su scala mondiale”.

E in futuro la tendenza potrebbe estremizzarsi ancora, se si considera che la società di Bezos ha già implementato 55mila robot quest’anno (al terzo trimestre) e che tale “crescita stia accelerando”. Non è una correlazione scientifica, ma è probabile che l’uso delle macchine e il ricorso all’intelligenza artificiale (e i guadagni di produttività che Amazon consegue a scapito dei concorrenti) sia collegato alla diminuzione dei posti di lavoro nel settore.