ALLARME S&P
SUL RATING ITALIA

24 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Standard & Poor’s lancia l’allarme sul rating italiano. E traccia un quadro a tinte scure dell’economia: con poche vie d’uscita e molte complicazioni, legate all’esplosione del deficit e a un esecutivo alle prese con svariate contraddizioni. L’agenzia Usa, ieri, è stata chiara: la manovra bis recentemente ventilata dal premier Romano Prodi potrebbe non bastare per evitare un nuovo downgrade.

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«Un aggiustamento del bilancio è necessario, ma non è la panacea – dichiara Moritz Kraemer, esperto di S&P, in un’intervista esclusiva a Bloomberg News – Non si possono risolvere i problemi strutturali con aggiustamenti di bilancio a breve. Serve invece una politica di medio termine per riportare l’avanzo primario ai livelli di fine anni Novanta (attorno al 5% contro lo 0,5% di oggi, ndr) e per abbassare subito i parametri di debito». E un merito di credito più basso, per l’Italia (che vanta un AA- con outlook negativo), significherebbe costi di emissione più elevati sui titoli di Stato.

Basti pensare che negli ultimi sei mesi, cioè da quando ha cominciato a profilarsi un declassamento di S&P, lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennale è raddoppiato a 31 punti base. Il quadro non è insomma dei più confortanti. E Kraemer parla a ragion veduta: luglio sarà il momento decisivo per il rating dell’Italia. «I prossimi mesi saranno fondamentali – continua l’analista – Prodi ha detto che vuole fare una verifica dei conti pubblici. Ma non ritengo possano emergere notevoli aumenti del debito o del disavanzo. La minaccia per il rating non verrà da questa direzione, a meno che non spuntino cattive sorprese».

In realtà, dal governo sostengono che la due diligence sul bilancio potrebbe portare a una stima sul deficit/pil al 4,5%, contro il 3,8% indicato dall’esecutivo di centro-destra. E la stessa Ocse, ieri, ha previsto un 4,2% per fine anno (col debito/pil oltre il 108%), invitando l’Italia a «non scherzare sul fuoco, lanciando immediatamente riforme strutturali e una manovra bis per evitare il taglio del rating. Il messaggio dell’Ocse è preoccupante – ha commentato Prodi – I conti sono in una situazione peggiore rispetto al 1996: siamo sotto la lente dei mercati»
Anche sulla cura al mal di deficit, Kraemer si dimostra piuttosto critico.

«Il governo può ancora evitare il downgrade, ora cercheranno di tagliare sui costi per arginare il rosso di bilancio: ma politicamente non sarà facile farlo in tempi brevi – aggiunge – Una cosa è certa: servono strategie di lungo periodo». E la riduzione del cuneo fiscale di cinque punti base per rilanciare l’economia? «Il governo non può mettere a posto i conti ed effettuare politiche espansive: sono due strategie alternative – sottolinea Kraemer – Se si decide di ridurre il costo del lavoro, cosa che migliorerebbe la competitività, il deficit potrebbe aumentare danneggiando la fiducia. Questo non significa che non si debba lavorare per stimolare la crescita, ma bisogna farlo nel modo giusto: aprendosi ai mercati e spingendo sulle liberalizzazioni. Per questo, però, bisognerà vedere se Prodi avrà una maggioranza di governo compatta».

In questo senso, secondo S&P, l’imposta del capital gain ha un senso, perché «sposta risorse a settori con maggiore propensione alla spesa». Ma il governo «non dovrà tornare indietro sulla legge Biagi, che va nella giusta direzione». Un’ultima battuta Kraemer la dedica a Tommaso Padoa-Schioppa, nuovo ministro dell’Economia: «Speriamo che la sua non sia soltanto una nomina simbolica. È una buona scelta, ma potrebbe non avere tutto il peso necessario per fare ciò che si prefigge». Una preoccupazione condivisa anche da Fitch: «Contiamo di incontrare presto Padoa-Schioppa: eventuali ritardi nella politica economica ci preoccuperebbero».

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