ALLARME
BOMBA SPORCA
A NEW YORK

11 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

Torna l’allarme terrorismo negli Stati Uniti. Durante la notte la polizia di New York ha aumentato le misure di sicurezza e avviato una serie di controlli straordinari a Manhattan, in particolare ai ponti e ai tunnel che collegano l’isola alla terra ferma, dopo che ieri il sito web israeliano www.debka.com aveva riferito di un possibile attentato di Al Qaeda con una cosiddetta “bomba sporca” con materiale radioattivo a bassa intensità.

Il dipartimento di polizia di New York ha spiegato che si è trattato di “una minaccia radiologica non verificata”, spiegando che l’incremento delle misure di sicurezza è stato adottato a solo scopo precauzionale. In città il livello di allerta è stato mantenuto al colore “arancio”, il secondo più grave su una scala di cinque, lo stesso in vigore da sempre in città dopo l’11 settembre.

Secondo le informazioni, la zona che doveva essere colpita era quella di Herald Square intorno alla 34esimastrada di Manhattan, nei pressi dell’Empire State Building.

Il sindaco Michael Bloomberg ha invitato alla calma i cittadini: non c’è alcuna ragione di credere che si tratti di qualcosa di più serio di una delle tante minacce senza fondamento che si sono succedute a New York dall 11 settembre, ha detto il primo cittadino.

Secondo il sito web www.debka.com, che ha buone fonti nel mondo dell’intelligence, in questi ultimi giorni si erano intensificate le comunicazioni elettroniche su siti vicini ad Al Qaeda che annunciavano di un imminente attacco “con camion carichi con materiale radioattivo contro la più grande citta americana e il suo cuore finanziario”. Altri messaggi citavano oltre New York anche Los Angeles e Miami come possibili obiettivi.

In un comunicato al polizia ha spiegato di aver schierato decine di sensori radioattività su vetture, elicotteri e battelli e di aver approntato posti di controllo nel quartiere della finanza nella parte meridionale di Manhattan e all’imbocco di ponti e tunnel.

Copyright © La Repubblica. Riproduzione vietata. All rights reserved