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Alla fine l’investitore ha sempre la meglio sullo speculatore

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Milano – Tra l’investimento e la speculazione c’è una linea sottile. Eppure, sul lungo periodo, vige una regola piuttosto semplice: l’investitore vince, lo speculatore perde. È questa la filosofia di Jack Bogle, fondatore ed ex amministratore delegato del Vanguard Group, considerato uno dei personaggi più importanti nel panorama finanziario mondiale. Bogle è noto soprattutto per aver creato il primo fondo indicizzato al mondo, il Vanguard 500 Index Fund, nel 1975.

Uno scontro tra culture

Bogle, giù autore di diversi best-seller sull’attività di investimento, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo The Clash of the Cultures, ovvero “lo scontro di culture”, dove appunto le due culture sono l’investimento e la speculazione.

“La differenza tra questi due mondi si è cominciata a notare su scala globale negli Anni 90, durante l’era dell’informatizzazione della finanza, quando il prezzo dei titoli è diventato più importante del proprio valore intrinseco”, ha dichiarato il fondatore di Vanguard in un’intervista rilasciata a Morningstar. “Quando ci si concentra solo sul prezzo, si sta semplicemente scommettendo”.

Il concetto che sta dietro a questa filosofia è molto semplice: comprare un titolo sperando di venderlo ad un prezzo più alto. “Questo è molto pericoloso, perchè spinge i manager d’azienda e gli analisti finanziari a guardare solo nel breve periodo, trimestre per trimestre. Questa tendenza è nata negli Anni 80, quando comprare azioni e rivenderle sembrava la strada più facile per fare soldi, ma non esiste una strada facile”, prosegue Bogle.

Un mercato di speculatori

Come si può misurare il grado di speculazione del mercato? “Se chiamiamo investimento tutto ciò che assolve alla funzione di base del sistema finanziario, ovvero immettere capitale in aziende in cui si crede, perchè sono innovative o ben consolidate o altro, possiamo misurare questa attività in circa 250 miliardi di dollari all’anno”, afferma Bogle. “Se invece chiamiamo speculazione l’attività di trading, la possiamo misurare in circa 33 mila miliardi di dollari ogni anno. Insomma, il 99,2% del mercato azionario si basa sulla speculazione”.

Speculazione, attività in perdita

Verrebbe quindi da chiedersi cosa si potrebbe fare per invertire questa trend. “La verità è che la speculazione presenta una tendenza naturale all’autodistruzione, attraverso i ribassi di mercato e le crisi create da essa stessa; non a caso negli ultimi anni l’attività di high frequency trading è notevolmente diminuita”, spiega il fondatore di Vanguard. “E poi molti investitori hanno ormai capito che sul lungo periodo lo speculatore perde, è quasi una legge matematica. Prendiamo l’investitore medio, che compra le azioni presenti nell’indice S&P 500 e le tiene nel lungo periodo, poi prendiamo lo speculatore medio che compra e vende quelle stesse azioni molto di frequente; è sicuro che alla fine, al netto di tutti i costi di transazione, lo speculatore avrà un rendimento netto più basso”.

Lo aveva già intuito anche un altro personaggio molto importante del mondo finanziario, il padre del value investing, ovvero Benjamin Graham, il quale sosteneva che “in the short run the stock market is a voting machine, but in the long run the stock market is a weighing machine”. In pratica, secondo Graham, nel breve periodo il mercato conta i voti degli investitori, che indicano quali titoli sono più popolari di altri, ma nel lungo periodo, il mercato darà più importanza al peso reale di quei titoli, cioè al loro valore intrinseco.