Alert: se l’export della Cina cala, loro svalutano. Altro che apprezzamento della moneta

21 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Se l’export della Cina continua a calare, come sta accandendo in queste settimane, la banca centrale cinese lascera’ svalutare il renminbi nei confronti del dollaro, in modo da rendere le merci “made in China” piu’ a buon mercato all’estero, ha dichiarato oggi un importante funzionario della politica monetaria di Pechino.

Zhou Qiren, membro della Coommissione di Politica Monetaria, un organismo di consulenza che affianca la Banca del Popolo della Cina, in un’intervista al quotidiano giapponese The Asahi Shimbun ha detto anche la decisione del 19 giugno scorso di lasciar fluttuare la moneta cinese nei confronti della valuta Usa avrebbe dovuto esser presa molto tempo prima, perche’ il cambio fisso con il dollaro e’ stato per due anni un gravame per la Cina.

Fino a pochi giorni fa tuttavia si era sempre parlato di rivalutazione del renminbi, mentre oggi Zhou introduce il tema della “svalutazione”, per porre freno al calo delle esportazioni “made in China” sia nella Ue (maggior partner commerciale cinese) sia in America.

La crescita delle esportazioni cinese in realta’ prosegue ma i cinesi sembrano allarmati per il quadro economico globale. La maggior preoccupazione di Pechino riguarda le misure di austerita’ di bilancio varate in alcuni paesi dell’Unione Europea. “La crisi del debito sovrano ha costretto molte nazioni Ue a spostare il focus sulle politiche di austerita’ fiscale piuttosto che sull’espansione fiscale, il che provochera’ una forte contrazione dei consumi e della crescita degli investimenti in Europa”, ha detto ieri in una conferenza stampa a Pechino Yao Jian, portavoce del ministro del Commercio della Cina.

“La crescita dell’export della Cina rallentera’ nella seconda meta’ del 2010 ad appena +16.3%, con una media dell’intdro anno pari a circa +24.5%”, scrive in un rapporto pubblicato lunedi’ il centro di statistica dello Stato cinese, un centro studi alle dipendenza del governo, secondo Reuters. L’export della Cina e’ cresciuto +43.9% a giugno, oltre le aspettative, dopo una crescita di +48.5 a maggio, rispetto allo stesso mese dell’anno prima. Tuttavia anche l’import ha registarto un boom, il che significa che al netto la bilancia commerciale ha a mala pena contribuito alla crescita del prodotto interno lordo cinese nella prima meta’ del 2010, secondo l’Ufficio Centrale di Statistica di Pechino.

“Lo scenario e’ ancora complicato e grigio”, ha detto Yao Jian, volendo apparire assai preoccupato per le brutte prospettiva a cui va incontro l’economia della Cina, alla luce del fatto che “i governi dei paesi europei, profondamente indebitati, stanno stringendo la cintura” e cio’ fara’ rallentare la domanda per i prodotti cinesi. Secondo fonti di Pechino i prodotti della fascia bassa di prezzo e ad alta intensita’ di lavoro saranno meno vulnerabili al calo di domanda da parte dei paesi europei rispetto a prodotti piu’ cari, del settore lusso e dei comparti “discrezionari”, cioe’ quelli che possono essere tagliati dai consumatori e non sono giudicati essenziali.

Infine, secondo le autorita’ governative della Cina, Brasile, India e altre economie di paesi emergenti ad alto tasso di crescita hanno cominciato ad irrigidire le proprie politiche monetarie, per cui “lo spazio per un’ulteriore crescita dell’export cinese e’ limitato”.