Alert Ocse: in Italia il tasso di disoccupazione salira’ ancora

10 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – A maggio il tasso di disoccupazione e’ stato dell’11,1% nell’area dell’Eurozona, il dato piu’ alto che si sia mai registrato. Lo rivelano i dati dell’Ocse. I disoccupati sono diventati 48 milioni, circa 15 milioni in piu’ rispetto al 2007.

Come se non bastasse in Italia, nonostante le lodi rivolte alla riforma del lavoro targata Fornero, il livello dei senza lavoro e’ destinato a salire ancora, mentr in Spagna il tasso di disoccupazione tocchera’ il 25,4% nel 2013: piu’ di una persona su quattro. Nei paesi membri dell’Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico il tasso di disoccupazione e’ invece rimasto invariato al 7,9%, rispetto al mese precedente.

“L’Italia é stata colpita duramente dalla crisi ed è probabile che la disoccupazione continui ad aumentare”: è quanto scrive l’Ocse nel suo ultimo rapporto sulle prospettive dell’occupazione, presentato oggi a Parigi.

L’Ocse plaude alla riforma del mercato del lavoro approvata lo scorso giugno dal Parlamento e invita il nostro Paese ad attuarla in tempi rapidi.

In Italia il costo occupazionale della crisi “non è distribuito in modo uniforme. Sono stati soprattutto i giovani e i lavoratori meno qualificati a perdere il lavoro”, secondo l’Ocse.

DISOCCUPAZIONE RECORD EUROZONA A MAGGIO – Disoccupazione record nei Paesi dell’eurozona. Secondo l’Ocse, l’organismo internazionale con sede a Parigi, il tasso di disoccupazione a maggio 2012 è stato dell’11,1%, il dato più elevato mai registrato.

ITALIA MOLTO COLPITA, DISOCCUPAZIONE SALE – “La recente recessione – scrive l’Ocse – ha colpito duramente l’economia italiana, il cui prodotto interno lordo è diminuito fortemente all’apice della crisi nel 2009. Dopo una breve ripresa, le previsioni Ocse di maggio 2012 prevedono che il Pil italiano scenda ulteriormente nel 2012 e che rimanga pressoché invariato nel 2013”. Di conseguenza, conclude l’organismo internazionale con sede a Parigi, “dopo un temporaneo miglioramento all’inizio del 2011, il tasso di disoccupazione ha ripreso a crescere negli ultimi tre trimestri fino a superare il 10% in maggio e si prevede che continuerà a aumentare nel 2013”.

GIOVANI I PIU’ COLPITI – In Italia, “il tasso di disoccupazione di lunga durata, un indicatore della gravità delle condizioni del mercato del lavoro, è aumentato fortemente tra i giovani e, seppur in misura minore, per i lavoratori con basse qualifiche e gli uomini tra i 25 e i 54 anni, mentre è rimasto stabile per le donne e i lavoratori più qualificati”.

Rispetto alla media Ocse, prosegue l’organismo, in Italia “l’aumento del tasso di disoccupazione di lunga durata è stato più marcato e distribuito in modo più disuguale tra categorie sociodemografiche”.

RIFORMA LAVORO RIDURRA’ EFFETTI NEFASTI RECESSIONE – “E’ probabile che la recente riforma del mercato del lavoro riduca i costi sociali e occupazionali delle prossime recessioni”: è quanto si legge in una scheda consacrata all’Italia dell’Employment Outlook 2012 dell’Ocse, presentato oggi a Parigi. In primo luogo, secondo l’Ocse, “una minor incidenza del lavoro a termine e di altre forme contrattuali atipiche e precarie dovrebbe favorire la capacità del mercato del lavoro italiano di affrontare future recessioni, riducendone anche i costi sociali”. Secondo, prosegue l’organismo con sede a Parigi, “la riforma estende la copertura dell’indennità di disoccupazione a una platea più ampia di lavoratori e ne aumenta moderatamente la somma, riducendo così i costi sociali legati ad un aumento della disoccupazione”.

“Da molti anni – ricorda l’organismo – l’Ocse sollecitava l’Italia a intervenire sul proprio sistema di ammortizzatori sociali e le stime dell’Organizzazione suggeriscono che la riforma aumenterà notevolmente il livello dei sussidi di disoccupazione relativamente al reddito precedente la perdita del posto di lavoro”. E ancora: “Si tratta di un ottimo primo passo ma che necessita di essere accompagnato da una efficace strategia di attivazione fondata su una più chiara distinzione di compiti tra il governo centrale e le autorità regionali, e ispirata al principio per il quale i lavoratori si impegnano a cercare attivamente un lavoro o a partecipare a corsi di formazione in cambio dei sussidi e, in caso di inadempimento, sono soggetti a sanzioni”.

Una notizia positiva sul mondo del lavoro: il numero dei morti sul lavoro si e’ ridotto del 5,4% rispetto al 2011, stando al rapporto dell’Inail. In controtendenza l’agricoltura che ha segnato un +2,7% di vittime; 920 nel 2011 contro i 973 del 2010 sono i casi in cui gli incidenti sono stati mortali.