Alert: il debito pubblico italiano sale al nuovo record di $2,675 trilioni

15 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Aumenta ancora il debito pubblico italiano, che ha toccato un nuovo record storico. A maggio – secondo il bollettino della Banca d’Italia sulla finanza pubblica – il debito delle amministrazioni pubbliche è salito a quota 1.897,472 miliardi, dopo essere cresciuto a 1.890,516 miliardi ad aprile. Il debito e’ pari a 31 mila euro per abitante. Il livello raggiunto a maggio equivale a $2,675 trilioni di dollari. L’Italia ha il terzo debito pubblico piu’ grande del mondo, dopo il Giappone e la Germania. La nazione forte d’Europa ha un debito di 2,079 miliardi di euro, ma si tratta dell’83.2% del pil (che scendera’ al 75.5% nel 2015) mentre l’Italia il debito italiano rappresenta il 120% del pil.

ROMA – Debito pubblico ai massimi, crescita “a ritmi moderati” del paese nel biennio 2011-2012, incertezza generale per l’economia anche a causa delle fibrillazioni internazionali, inflazione che ha raggiunto il 2,7 % a giugno ma che dovrebbe calare a fine anno al 2 %, tasso di disoccupazione lievemente in calo ma sempre più orientato sui giovani: sono questi i dati salienti dell’ultimo supplemento al bollettino statistico sulla finanza pubblica della Banca d’Italia.

Debito pubblico, 31 mila euro per abitante. Sale ancora il debito pubblico che, a maggio, tocca il nuovo record di 1897,472 miliardi di euro contro i 1890,516 del mese di aprile. In pratica, 31 mila euro ogni abitante.

Entrate tributarie. Nei primi cinque mesi dell’anno le entrate tributarie sono ammontate a 140,5 miliardi di euro, in crescita del 5,6% rispetto ai 133,033 miliardi di euro dello stesso periodo di un anno fa.

Stima di crescita “moderata”. La Banca d’Italia mantiene la sua stima di “crescita a ritmi moderati” del Paese nel biennio 2011-2012. Il Pil crescerà dell’1% nel 2011 mentre, rispetto alla precedente previsione di gennaio, la stima per il 2012 sale dall’1 all’1,1%.

Incertezza economica. Resta “elevata l’incertezza” per l’economia a causa dei “rischi di un rallentamento della ripresa internazionale e all’evoluzione della crisi del debito sovrano nell’area euro. La manovra definita dal governo
muove nella direzione” del processo di consolidamento della finanza pubblica, il quale “è essenziale per favorire il rientro dei premi al rischio, la discesa dei tassi di interesse a lungo termine e quindi la crescita dell’attività economica”.

Ma per Bankitalia “occorre limitare il ricorso ad aumenti del prelievo”. Via Nazionale chiede inoltre che “alla correzione degli squilibri di finanza pubblica si accompagnino politiche strutturali incisive e credibili, volte a conseguire un innalzamento del potenziale di crescita dell’economia”.

Titoli di Stato. L’aumento dei differenziali di rendimento sui Titoli di Stato produce “nell’immediato effetti limitati, ma se l’attuale livello degli spread persistesse ne deriverebbero ingenti oneri per i conti pubblici e il rischio di ripercussioni sui costi di finanziamento dell’economia”.

Inflazione. La corsa dell’inflazione, salita al 2,7% a giugno, dovrebbe frenare alla fine dell’anno e ridursi, fino a tornare sotto la soglia del 2% nel 2012 con l’attenuarsi dell’effetto delle materie prime.

Produzione. Torna a crescere la produzione nel secondo trimestre del 2011 ma l’intensità della ripresa rimane incerta. Dopo l’indebolimento registrato tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, l’attività industriale ha mostrato segnali di miglioramento nei mesi successivi, crescendo in aprile dell’1,1 % sul periodo precedente. “Anche considerando il nuovo rallentamento stimato per il bimestre seguente, che tiene conto del calo rilevato in maggio e delle nostre valutazioni per giugno, la produzione – stima Palazzo Koch – sarebbe aumentata di circa l’1,5 per cento nella media del secondo trimestre rispetto al primo”. Dall’avvio della fase espansiva il ritmo di crescita dell’attività industriale è in linea con quello della Francia, ma meno sostenuto rispetto alla Germania. In prospettiva l’intensità della ripresa resta incerta. In primavera si è attenuata la tendenza crescente del volume di nuovi ordinativi.

Occupazione. Ristagna l’occupazione in Italia, con il tasso di disoccupazione solo lievemente in calo. Nel bimestre aprile-maggio l’occupazione si è attestata sui valori medi dello scorcio del 2010. Il tasso dei disoccupati è sceso all’8,2% nel primo trimestre e, sulla base dei dati provvisori, il calo è proseguito in primavera arrivando a maggio all’8,1%. Via Nazionale prevede poi un peggioramento delle attese sull’occupazione delle imprese mentre si è interrotto il calo della Cassa Integrazione. Inoltre la Banca d’Italia, sulla base dei dati Inail, rileva che “le imprese continuano a prediligere assunzioni con contratti flessibili e part time”. I dipendenti a termine sono saliti del 4,1% nel primo trimestre mentre quelli a tempo parziale del 2,5%, e il lavoro autonomo dello 0,9.