Alert Fed: due strette di fila, a giugno e settembre

11 Maggio 2018, di Mariangela Tessa

La Federal Reserve (Fed) metterà a segno due rialzi a distanza di pochi mesi: la prima a giugno, poi di nuovo a settembre. Sono queste le previsioni emerse da un sondaggio condotto dal Wall Street Journal tra il 4 e l’8 maggio scorsi.

Nel dettaglio, il 98% del campione sostiene che dopo la stretta di marzo, quando i tassi furono alzati di 25 punti base all’1,5-1,75%, ce ne sarà un’altra al meeting del 12-13 giugno. Il 76% prevede che ce ne sarà un’altra il 25 e 26 settembre.

Passando alle stime sull’economia, lo stesso sondaggio evidenzia che il 59% degli economisti sentiti si aspetta che l’espansione economica iniziata a metà 2009 finisca nel 2020. Il 22% degli intervistati crede che ciò succederà nel 2021.

Con il mese in corso, la crescita dell’economia è arrivata al 107esimo mese di fila, oltre i 106 degli anni ’60. In molti credono che l’espansione possa arrivare a livelli record nella seconda metà del 2019.

La causa della prossima recessione sarà dovuta, secondo il 62% del campione, a un surriscaldamento dell’economia che porterà la Fed a stringere la cinghia. Almeno il 5% ha citato come causa una crisi finanziaria, lo scoppio di una bolla, una crisi fiscale o un commercio internazionale in tilt. Il rischio di una recessione nei prossimi 12 mesi è visto al 15% di chance.

Per ora la Fed ha messo in conto tre rialzi nel corso dell’anno, anche se un gruppo sempre più numeroso di analisti non esclude una quarta stretta.

Ipotesi quest’ultima che i dati di ieri sull’inflazione sembrano aver indebolito. Nel mese di aprle, l’indice dei prezzi al consumo ha segnato un aumento dello 0,2% a livello mensile ed è cresciuta del 2,5% su base annuale (+0,3% su base mensile e +2,5% su base annuale il consenso). L’indice dei prezzi al consumo core, attentamente monitorato dalla Fed, è invece salito dello 0,1% su base mensile e del 2,1% su base annuale (+0,2% su base mensile e +2,2% su base annuale le attese).

“I dati sono ben lontani dal grande balzo in avanti dell’inflazione che gli economisti più allarmisti temevano”, ha evidenziato a questo proposito Mike Loewengart, strategist di E-Trade, “siamo all’interno della ‘comfort zone’ della Fed.