Alert dai bond. Che significa? Il rallentamento globale sta arrivando

27 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

La situazione non e’ delle piu’ felici, come mostra l’appiattimento enorme della curva dei rendimenti in appena un mese. Il prezzo titolo di Stato Usa a 30 anni si trova a soli 3 punti base dal toccare livelli record mentre il rendimento sul Treasury a cinque anni e’ a quota 1.94% dopo aver raggiunto la punta di 2.60% in aprile. Un noto gestore, ieri a New York in una riunione riservata di manager di hedge funds ha definito i bond Usa “grottescamente sopravvalutati” (attenzione gestori: tutti i dettagli e le migliori strategie di investimento presentate alla riunione a porte chiuse di New York sono pubblicate in Insider per gli abbonati).

Se questo non e’ un capovolgimento di fronte incredibile, poco di manca. Il rendimento sul titolo del Tesoro Usa a 10 anni e’ sceso al 3.13%, ad un prezzo che non si vedeva da un anno. Nel frattempo sull’interbancario (vedi andamento del Libor), la tensione sale, le vendite si riducono e gli spread si estendono.

Le vendite di titoli obbligazionari societari sono destinate a registrare il peggiore mese degli ultimi 10 anni, mentre i rendimenti relativi stanno crescendo ad un ritmo che non si vedeva dai tempi del crash di Lehman Brothers, con la risposta dei leader dell’Unione Europea alla crisi del debito sovrano in Europa che non riesce ad ispirare fiducia negli investitori, tanto per usare un eufemismo.

Le societa’ Usa hanno emesso $47 miliardi di debito in maggio, un vero crollo rispetto ai $183 miliardi di aprile, nonche’ il minimo dal dicembre del 1999, secondo quanto evidenziato dai dati compilati da Bloomberg. Il rendimento extra (o spread) che gli investitori richiedono per detenere il debito delle aziende (tutte le aziende con un rating) piuttosto che i titoli di Stato americani di riferimento, si avvia verso il maggiore incremento mensile da ottobre 2008, come mostra l’indice Global Broad Market a cura di Bank of America/Merrill Lynch.

I bond “spazzatura” (junk bonds, cioe’ titoli corporate ad alto rendimento ed alto rischio) emessi negli Stati Uniti sono stati tra i piu’ colpiti, con i differenziali che si sono ampliati di 141 punti base questo mese a 702, contribuendo ad una perdita del 3.78%. I prestiti leveraged, o quelli di grado speculativo nominale, sono anch’essi scivolati. L’S&P/LSTA US Leveraged Loan 100 Index ha terminato la scorsa settimana a 89.23 centesimi sul dollaro, dai 92.90 centesimi del 26 aprile.

William Cunningham, capo delle strategie di credito e di ricerca sul reddito fisso di State Street, societa’ di fondi di Boston che ha in gestione assets per un totale di circa $2 trilioni di dollari (2000 miliardi) non ha dubbi: “questa e’ una crisi di liquidita’ per eccellenza”. Cosi’ ha dichiarato, secondo quanto riporta Bloomberg.

Ma non tutti sono d’accordo. Per altri si tratta semplicemente di un ritorno, giustamente, alla questione della solvibilita’. A molte aziende e’ stata data la possibilita’ di iniziare una nuova vita nel maggio del 2009, ancora una volta, garantendo finanziamenti a prezzi stracciati, grazie a tassi Fed ai minimi di 45 anni.

Ma adesso enormi crepe stanno comparendo sul mercato delle obbligazioni corporate. Almeno sette operazioni con “junk bonds” sono state ritirate dal mercato dal 29 aprile scorso ad oggi perche’ improponibili o perche’ era chiaro che non sarebbero stati piazzati. Queste condizioni non sono affatto ideali per i titoli azionari. E infatti maggio e’ il peggior mese da molti anni per gli indici Usa, tutti in ribasso in media -10%.

Forse si tratta solo di un altro spavento dovuto a difficolta’ momentanee, con le previsioni pessimistiche che verranno smentite dai fatti come avvenuto in gennaio e febbraio. Ma potrebbe anche essere un allarme da prendere sul serio. Sono in molti a ritenere piu’ probabile la seconda ipotesi e salire sul treno dei ribassi, come visto nelle ultime sedute di Borsa.

E’ da notare come il top raggiunto dai junk bond abbia coinciso con il periodo di grazia dell’azionario. Se questo dovesse essere veramente un ritorno ad un problema di solvibilita’, allora le obbligazioni ad alto rischio hanno molto strada da fare al ribasso. Cosi’ come le azioni. Nel grafico (la parte segnata dall’ovale) si capisce chiaramente che la curva non assomiglia per nienta a una bella curva che indica ripresa, ma anzi pare sinonimo di un rallentamento globale molto marcato. Che i mercati azionari non hanno ancora recepito.