AIUTATE L’ EURO A NON FARSI DEL MALE

2 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

L’euro è arrivato a quota 1,25 sul dollaro. Il cambio di 1,30 è vicino. La
crescita dell’1,8 per cento, prevista con il dollaro a 1,20, non è possibile
con il dollaro a 1,30. Bisogna togliere almeno mezzo punto alla previsione.
Insomma avremmo un aumento medio del prodotto interno (pil) europeo di poco
superiore a un magro 1 per cento, con conseguenti problemi per i gettiti
fiscali e gli equilibri dei conti pubblici e con un probabile aumento di
disoccupati (salvo forse in Italia, ove l’occupazione continua a crescere,
forse perché il pil vero, fortunatamente, va meglio di quello ufficiale).

La
Banca centrale europea (Bce) ha una grossa responsabilità in quello che sta
accadendo al cambio fra euro e dollaro, perché il suo tasso di interesse è
del 2 per cento contro l’1 per cento degli Usa. Pertanto, la tendenza
naturale dei mercati internazionali – costretti a procurarsi euro, invece
che dollari, per le proprie riserve e per finanziare l’elevato volume di
attività con l’Europa – viene artificiosamente accentuata dalla maggior
remunerazione degli impieghi in euro.

La Bce, per fare cessare il rialzo
eccessivo della propria moneta, dovrebbe ribassare il tasso di interesse,
almeno di un quarto di punto subito, segnalando che essa è pronta a ulteriori
ribassi, per riequilibrare i cambi. Secondo alcuni falchi di Francoforte,
però, non è la Bce che deve ridurre il tasso, ma la Federal Reserve che lo
deve aumentare, per evitare una politica monetaria troppo permissiva. I falchi
della Bce insinuano che la Fed è politicizzata: la sua espansione mira a
tirare la volata a Bush sotto le presidenziali. Il braccio di ferro di
Francoforte con la Fed per vedere chi modificherà per primo il tasso di
interesse è però assurdo.

Agli Usa il deprezzamento del dollaro piace:
stimola l’export, che è l’11 per cento del pil, mentre non provoca
inflazione perché le importazioni degli Stati Uniti rappresentano solo il 14
per cento del prodotto nazionale. Per la Germania le importazioni e le
esportazioni sono attorno al 33 per cento del pil e per l’Italia il 27.
Anche se Bush è antipatico alla Bce, oltreché alla Francia e alla Germania,
un fatto è certo: l’Europa si sta facendo male con le proprie mani.

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