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AGNELLI, IL TESORO IN 7 SOCIETA’ OFF-SHORE

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(WSI) – La mappa porta la data del 18 marzo del 2003, all’inizio della lunga lite che avrebbe poi opposto Margherita Agnelli ai gestori del patrimonio del padre. È un elenco stampato al computer ma i segni tracciati a mano testimoniano di una lunga illustrazione e una discussione che sarebbe poi diventata vivace. La proposta, che non si sarebbe poi realizzata, prevedeva di dividere equamente tra Margherita e la madre Marella i 584 milioni di euro di patrimonio estero parcheggiati in sette società off-shore. Si trattava di trust costituiti nel corso dei decenni e movimentati dall’Avvocato o da coloro che il presidente della Fiat aveva indicato. Su quei trust, sistemati nei paradisi fiscali di mezzo mondo, vorrebbe ora indagare l’Agenzia delle entrate.

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L’annuncio dell’apertura dell’indagine non equivale a una condanna. Il fisco italiano avrebbe deciso di agire sulla base delle notizie dei giornali e dopo aver preso informazioni sull’andamento del processo civile aperto da Margherita al Tribunale di Torino. E ieri il capo della Procura del capoluogo piemontese, Giancarlo Caselli, ha fatto sapere che “non risulta aperto alcun fascicolo sulla vicenda”.

Per il momento dunque i magistrati non hanno ravvisato gli estremi per aprire un procedimento penale. Che nascerebbe solo nel caso in cui l’Agenzia delle entrate accertasse l’esistenza di un patrimonio estero nascosto al fisco italiano.

Una ipotesi di questo genere era stata adombrata, per la verità, dagli stessi legali di Margherita Agnelli nella memoria presentata un mese fa e poi in buona parte respinta dal tribunale civile: “Una parte dei beni di cui il senatore Agnelli era beneficiario – scriveva nella memoria l’avvocato Girolamo Abbatescianni, all’epoca legale di Margherita – sono stati progressivamente intestati o trasferiti indirettamente alla moglie, priva di un autonomo reddito. Tale intestazione ha consentito di proteggere una parte del patrimonio del senatore Agnelli dai rischi fiscali e valutari”. Il fatto che Marella Agnelli abbia la residenza in Svizzera (al contrario del marito che è sempre rimasto residente in Italia) rende certamente più semplice evitare gli accertamenti su quel patrimonio.

L’entità delle somme possedute all’estero dagli Agnelli o da società a loro riconducibili non si limita ai sette trust off-shore citati nel promemoria del 18 marzo 2003. Molte di quelle società, a partire dal trust principale, l’Alkyone di Vaduz, sono state successivamente liquidate e il denaro è stato trasferito. Non sarà facile per l’Agenzia delle entrate rintracciarlo.

Ma dalla lite ereditaria spunta anche l’ipotesi, sostenuta dal consulente finanziario di Margherita, Marc Hubner, che una buona parte del denaro rastrellato con l’opa del 1998 su Exor group fosse finito ad “azionisti anonimi” che erano in realtà membri della famiglia Agnelli. La somma così raccolta ed eventualmente nascosta sarebbe di 1,463 miliardi di euro che sommati ai 584 milioni delle società off-shore arrivano alla cifra di due miliardi di euro. Toccherà ora agli 007 del fisco italiano rintracciare il denaro, stabilire a chi oggi è intestato e decidere se è possibile perseguire gli attuali titolari delle somme per aver evaso le tasse.

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