Gli analisti del Credit Suisse hanno fatto il punto sulla situazione per capire quali saranno le conseguenze sul piano politico, economico e finanziario di questa complessa situazione. Afghanistan, quali implicazioni per i mercati e per l’economia | WSI

Afghanistan, quali implicazioni per i mercati e per l’economia

23 Agosto 2021, di Massimiliano Volpe

Il ritiro delle truppe Usa e della Nato dall’Afghanistan dopo venti anni di presenza ha fatto cadere il paese in mano ai talebani. Gli analisti del Credit Suisse hanno fatto il punto sulla situazione per capire quali saranno le conseguenze sul piano politico, economico e finanziario di questa complessa situazione.

Il baricentro della geopolitica si sposta verso la Cina

Il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan favorisce il riequilibrio delle forze geopolitiche verso un mondo multipolare. In particolare, secondo il Credit Suisse, ci saranno delle tensioni nelle relazioni tra i paesi più vicini come India e Pakistan, visto che in passato l’India ha sostenuto il precedente governo afghano mentre il Pakistan ha fornito sostegno ai talebani.

Inoltre secondo gli analisti Cina, Russia e Turchia, sono i Paesi considerati posizionati meglio per contenere l’instabilità in Asia centrale e per intrattenere relazioni commerciali con l’Afghanistan guidato dai talebani, che in cambio si non dovrebbero più sostenere le forze destabilizzanti in quei paesi. Gli esperti della banca svizzera ritengono che in questo scenaro i talebani abbracceranno il pragmatismo commerciale con la Cina rispetto all’idealismo religioso. Pertanto il peso della Cina è destinato ad aumentare in Asia.

Afghanistan: spesa per la difesa in aumento

Visto che la crisi in Afghanistan aumenterà i rischi geopolitici a livello globale, il Credit Suisse ritiene che i Paesi di tutto il mondo rispondano con un aumento significativo della spesa per la difesa e la sicurezza sia in armi convenzionali e sistemi di difesa, sia in sofisticate tecnologie per la sicurezza informatica, droni e sistemi di sorveglianza.

Le società che operano nel settore della difesa hanno sottoperformato in borsa nell’ultimo anno e la loro sottovalutazione ha raggiunto il minimo degli ultimi decenni. Secondo gli analisti ci sono due ragioni che spiegano la diffidenza verso questo settore: in primo luogo, i crescenti deficit di bilancio a seguito dell’emergenza Covid hanno offuscato le prospettive di spesa per la difesa. In secondo luogo, la crescente popolarità degli investimenti sostenibili ha ridotto la domanda di titoli del settore difesa, poiché molte di queste società sono escluse dall’universo degli investimenti.
Anche se la continua crescita degli investimenti sostenibili potrebbe pesare ulteriormente sulla valutazione delle società del settore difesa, gli analisti ritengono che l’aumento dei rischi geopolitici globali potrebbe portare qualche opportunità per questi titoli.

Politica Usa: l’incombente crisi del tetto del debito

Al di là della geopolitica, gli sviluppi in Afghanistan sono destinati ad influenzare anche il panorama politico Usa in vista delle elezioni di medio termine del 2022, con un probabile nuovo spostamento dei voti a favore dei repubblicani.

Sul piano economico gli analisti ritengono che il tetto sul debito pubblico Usa autoimposto dal Congresso dovrà essere alzato in autunno. Tuttavia, secondo gli analisti la vera battaglia è all’interno del Partito Democratico, poiché moderati e progressisti stanno avanzando richieste contrastanti sull’ampio pacchetto di spesa sociale richiesto dall’amministrazione Biden. Alla fine, un accordo potrebbe passare senza alcun sostegno repubblicano e i democratici potrebbero aumentare il tetto del debito anche senza il sostegno repubblicano, ma con un possibile costo politico per alcuni esponenti moderati.

Atteso un aumento della volatilità sulle borse

Inizialmente i mercati azionari hanno mostrato poco interesse agli sviluppi in Afghanistan, ma poi hanno subito importanti flessioni nella seconda metà della scorsa settimana, con un incremento della volatilità che è salita al di sopra della media a lungo termine. Il Credit Suisse ritiene che considerare gli eventi come “regionali” sarebbe un’interpretazione troppo ottimistica di quello che sta accadendo.

Gli analisti ritengono pertanto che si sarà un aumento della volatilità sui listini nei prossimi 18 mesi, anche perché siamo in una situazione in cui i mercati sono già a livelli elevati e hanno completamente scontato la ripresa economica post Covid-19, e le banche centrali stanno pensando ad un’uscita dai programmi di stimolo alle economie.

Per quanto riguarda i mercati valutari, il dollaro ha recentemente guadagnato terreno, sostenuto non solo dai segnali dei falchi della Federal Reserve, ma anche da un cambiamento nella propensione al rischio degli investitori. Nonostante questo contesto, gli analisti prevedono che i fondamentali di lungo termine prevarranno nei prossimi mesi e che il dollaro sia destinato a fluttuare di meno di quanto visto finora.

Per quanto riguarda il franco svizzero, il Credit Suisse ritiene che sarà sotto pressione, il che potrebbe innescare ulteriori interventi della Banca nazionale svizzera sui mercati valutari. Di conseguenza, i rendimenti in Svizzera potrebbero rimanere negativi più a lungo del previsto.