Economia

Addio assegni, banche sempre più tecnologiche. Aveva ragione Asimov

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

È notizia di questi giorni che una delle principali banche italiane, Intesa Sanpaolo, ha cominciato a ritirare uno degli strumenti di pagamento più utilizzati del passato: gli assegni.

Una parte della clientela, infatti, secondo quanto riporta “La Stampa”, è già stata informata del fatto che dall’8 maggio 2023 non potrà più utilizzare il tradizionale blocchetto. Una decisione che via via riguarderà sempre più correntisti, ai quali verranno offerte modalità di pagamento digitali alternative, più rapide e più pratiche (si pensi ad esempio al fatto che gli assegni vanno versati e incassati), a parità di condizioni economiche. Ed è probabile che a breve anche altre banche seguano l’esempio di Intesa.

Sempre meno assegni e più pagamenti digitali nelle banche

La scelta di Intesa Sanpaolo si inserisce in un fisiologico processo di evoluzione tecnologica, alla luce del quale la clientela tende a privilegiare strumenti di pagamento più innovativi e immediati. A tal proposito, si osservi il seguente grafico di Banca d’Italia sul numero di operazioni, dal quale emerge che la percentuale di transazioni effettuate tramite assegni si approssima a zero. Viceversa, cresce sempre più la quota di pagamenti con carta, ormai oltre il 60% del totale.

Interessante esaminare la situazione anche in relazione agli importi delle operazioni: in questo caso, i bonifici rappresentano stabilmente una quota poco sopra l’80% del totale, mentre le carte hanno colmato negli ultimi anni il gap con gli assegni (anche in questo caso in declino).

La lungimiranza di Asimov sul mondo del futuro

La trasformazione digitale delle banche e dei sistemi di pagamento è un processo ineluttabile, una sfaccettatura del progresso tecnologico che investe ogni settore e che negli ultimi 40 anni ha subito un’accelerazione esponenziale.

Non è un caso se già nel 1983 Isaac Asimov avesse predetto gran parte di quello che poi si è puntualmente verificato. Quarant’anni fa, lo scrittore e divulgatore scientifico fu interpellato dal quotidiano canadese “Toronto Star” con la seguente domanda: “Come sarà il mondo nel 2019?”.

Nel suo articolo, Asimov ha sostanzialmente teorizzato un mondo in cui computer avrebbero ricoperto un ruolo essenziale, trasformando radicalmente il modo di lavorare e di vivere delle persone. I robot avrebbero sostituito l’attività dell’uomo nelle mansioni più ripetitive e obsolete, che richiedono scarso apporto di intelletto, creando nuove professioni legate allo sviluppo, all’utilizzo e alla manutenzione delle macchine. La tecnologia avrebbe migliorato la vita delle persone, rendendo più semplici e immediate operazioni un tempo complesse e laboriose, colmando le distanze e accorciando i tempi.

Un processo che effettivamente si sta realizzando in diversi ambiti, generando peraltro anche alcune problematiche già teorizzate da Asimov nel suo articolo e in altre sue opere: il rapporto dell’uomo con le macchine e con l’ambiente, l’evoluzione delle nuove generazioni in un mondo pervaso dalla tecnologia, l’opportunità di assistere economicamente una parte della popolazione non adatta alle nuove professioni e l’esigenza di controllare la demografia. Asimov ipotizzava tutto ciò quando solo l’8% circa delle famiglie statunitensi aveva un computer.

La digitalizzazione delle banche

Questo percorso innovativo, come detto, sta interessando sempre più anche il mondo bancario e finanziario. La pandemia, se vogliamo, ha ulteriormente accelerato la transizione digitale, agendo come uno shock culturale e facendo capire a tutti quanto sia importante investire nelle nuove tecnologie.

Le nuove banche sono sempre più smart, digitalizzate e pronte a soddisfare le esigenze dei propri clienti per non restare indietro rispetto alla concorrenza. Non si tratta espressamente di superare il modello tradizionale bancario, ma piuttosto accompagnarlo con nuove tecnologie volte a migliorare la customer experience e fidelizzare il rapporto con la clientela.

L’elemento più evidente del processo è probabilmente il ruolo sempre più preponderante dell’home banking rispetto al tradizionale modello degli sportelli fisici, sempre meno frequentati dai clienti. Negli ultimi dieci anni, in Italia, le visite mensili presso lo sportello sono passate da 1,5 a meno di 1; l’esigenza di tagliare i costi delle filiali ha fatto il resto.

Più professionisti del digitale e accordi con società IT

A fronte della riduzione degli operatori allo sportello, le banche assumono sempre più esperti in big data, cybersecurity (si pensi ai recenti attacchi hacker), criptovalute, blockchain, cloud, intelligenza artificiale e altre figure riconducibili al mondo digitale e ICT. A questi si affiancano professionisti del marketing, della programmazione e di attività come SEO, SEM, e-mail marketing e social network, per sfruttare la multicanalità e migliorare l’esperienza degli utenti.

Oltre a rafforzare le competenze interne, le istituzioni finanziarie possono seguire un’altra strada, stringendo accordi con società informatiche e fintech per integrare e ottimizzare piattaforme innovative. Non a caso, il fintech è uno dei settori che negli ultimi anni hanno maggiormente catalizzato gli investimenti, sia nel venture capital sia da parte del mondo corporate.