Acri: “più di due italiani su tre scelgono cash, prevale pessimismo”

26 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

Due ricerche diverse, che scattano una fotografia dell’Italia di oggi, sia dal lato delle aziende che dal lato del risparmio. E due ricerche che confermano le sfide a cui gli italiani fanno fronte. Da un lato, Intesa sanPaolo e Prometeia presentano a Milano il 90mo Rapporto analisi dei settori industriali. Dal rapporto emerge che “la crescita a prezzi costanti del fatturato dell’industria manifatturiera italiana si fermerà quest’anno a +1,2% (80,2 miliardi), sotto di circa 7 miliardi rispetto alle previsioni di maggio”.

Dall’altro lato, l’indagine Acri-Ipsos sul risparmio degli italiani mette in evidenza un contesto altrettanto difficile, rivelando un maggiore interesse dei risparmiatori per gli investimenti sul mercato immobiliare, ma sottolineando al contempo che la scelta ricade sempre più sulla liquidità, tanto che più di due italiani su tre scelgono il cash, alias il contante.

Così il rapporto Acri-Ipsos “Gli Italiani e il Risparmio”.

In generale, per il quarto anno consecutivo cresce (di 3 punti percentuali) la quota di italiani che affermano di essere riusciti a risparmiare negli ultimi dodici mesi. L’aumento è dal 37% del 2015 al 40% attuale, al record dal 2003, e supera di gran lunga coloro che consumano tutto il reddito (il 34%, rispetto al 41% nel 2015). Aumenta la quota di famiglie in saldo negativo di risparmio, dal 22% del 2015 al 25% attuale, e rimane costante al 6% la percentuale di chi ricorre a prestiti.

“La crisi, infatti, è ancora parte integrante della vita degli italiani, l’86% la percepisce come grave e ritiene che durerà ancora per anni. La metà dei nostri connazionali si aspetta di tornare ai livelli pre-crisi soltanto dopo il 2021”. Per il secondo anno consecutivo, aumenta la propensione dei risparmiatori a puntare sul “mattone”, mentre la preferenza per la liquidità aumenta al 67%. Cresce la quota destinata al risparmio anche se, chi ha i mezzi, in parte torna a consumare“.

Detto questo, tornano i timori per il futuro, “prevale il pessimismo” e ‘sparisce’ l’investimento ideale:

Per il 32% non esiste (maggioranza relativa, rialzo +5 punti percentuali su base annua), per il 30% è negli immobili (+1 punto percentuale), per il 30% l’investimento ideale è rappresentato dagli investimenti finanziari più sicuri (e in questo caso la dinamica è in calo di -5 punti percentuali su base annua, probabilmente per l’effetto del calo dei tassi. C’è poi l’8% che afferma che gli investimenti ideali sono quelli più rischiosi (percentuale comunque in calo di 1 punto percentuale rispetto al 2015).

Dal rapporto Intesa SanPaolo-Prometeia emerge invece, sul fronte dell’attività manifatturiera, che la crescita minore riflette il clima di incertezza che ha indebolito la domanda interna. Ma altro fattore importante è la crisi dei mercati emergenti“, che ha effetti sulla domandab estera.

Tra i settori, riescono a mantenere un buon ritmo di crescita sopratutto automotive e largo consumi (entrambi sopra al +5%), mentre perdono terreno meccanica e moda. In questo caso il rapporto parla di cauto ottimismo per il futuro, anticipando per il biennio 2017-2018 una crescita media del fatturato di +1,5%, grazie al recupero della domanda interna.