Accordo sul debito Usa: cosa farà ora l’euro? Tutti i livelli tecnici

1 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Davvero a ridosso della scadenza che avrebbe potuto complicare ulteriormente la situazione sui mercati finanziari, il presente degli Stati Uniti Obama ha dichiarato, nella notte passata, di aver trovato un accordo con i capigruppo al Congresso.

Questo ha condotto all’approvazione di un nuovo piano, comunque da votare nelle prossime ore in Camera e Senato, che prevede un innalzamento del tetto del debito di 2.100 miliardi di dollari (sufficiente sino al 2013) e un taglio del deficit per 2.500 miliardi nei prossimi dieci anni.

Questo accordo, raggiunto in extremis, permette così agli States di scongiurare il rischio default e, probabilmente, evitare l’imminente downgrade del rating relativo al debito americano da parte delle maggiori compagnie di rating. Vi è ancora un possibilità che questo non avvenga, dato che non è infatti automatico che le compagnie di rating ora accantonino i loro piani, per di più se non sarà ritenuto credibile nel lungo periodo l’accordo preso ad un giorno dalla scadenza: non bisogna dimenticare, infatti, che S&P che dal 1941 ha consegnato al debito americano un rating a tripla A, ha affermato non più tardi di due settimane fa che il downgrade sarebbe potuto avvenire lo stesso.

L’approvazione di questo piano, purtroppo, non va ad influire sui dati macroeconomici che ogni giorno vediamo risultare in peggioramento e che concorrono ad un giudizio sullo stato di salute di un’economia: pensiamo ai dati sull’occupazione e alla fiducia dei consumatori, che testimoniano come la crescita stia rallentando, indipendentemente dall’innalzamento del budget.

A proposito di occupazione, per avere qualche elemento in più di analisi, non dimentichiamoci come questa settimana, essendo la prima del mese, sia quella destinata alla pubblicazione dei dati relativi allo stato di salute del mercato del lavoro: cominciando mercoledì con il dato redatto dall’istituto ADP e culminando venerdì con tasso di disoccupazione e variazione dei Non Farm Payrolls.

Ma vediamo ora quale è stata la reazione del mercato, in generale, sapendo che manca ancora qualche passo formale per allontanare, definitivamente dal mercato, lo spettro del default.

Possiamo dire che è avvenuto ciò che ci si sarebbe potuti attendere. Appena dopo la conferenza del presedente Obama, infatti, abbiamo avuto una ripresa dei listini azionari asiatici (mediamente di un punto e mezzo percentuale, con un picco del Nikkei attualmente a +1.80%), una conseguente ripresa delle valute ad alto rendimento (pensiamo, per esempio, alla ripresa del dollaro australiano e del dollaro neozelandese), così come abbiamo avuto una ripresa del prezzo del greggio ed un indebolimento dell’oro.

Cominciamo ad affrontare un buon numeri di cambi, per poter osservare nel dettaglio come sia stata presa la notizia.

L’eurodollaro ha approfittato, seppur non in grande misura, di un allentamento dell’avversione al rischio risalendo mezza figura dai minimi di ieri sera in apertura dei mercati. Questo ci riporta molto vicini a 1.44, che sin dagli ultimi due giorni di settimana scorsa abbiamo considerato area di possibile svolta rialzista dei prezzi. Un movimento ulteriormente in salita, infatti, riporterebbe il cambio al di fuori della tendenza negativa che guida i prezzi dai primi giorni di maggio. Sarebbe la seconda escursione oltre questo livello e, in assenza di ulteriori complicanze, forse il momento buono per rivedere l’euro apprezzarsi in direzione della rottura definitiva di 1.45, con obiettivi successivamente posizionati a 1.47 ed infine 1.4940.

Discorso un po’ diverso per quanto riguarda il cambio UsdJpy. La ripresa in questo caso è stata di più di una figura (120 punti per la precisione) che in un momento di tendenza fortemente negativa, equivale ad un grande rimbalzo. Ciò che ha colpito maggiormente la nostra attenzione è stato l’avvicinamento del precedente minimo 76.40, dal quale avevamo ipotizzato un rimbalzo strutturale per sfruttare il doppio minimo storico che così si sarebbe venuto a creare. Sono mancati ancora un quarantina di pips, raggiunto 76.80, che ripresa la direzione in calo nelle ultime ore forse potrebbero essere colmati a breve. Ciò che risulta chiaro da questo cambio, a parte che mancano ancora buona parte degli investitori sul mercato, è che la positività della notizia potrebbe risultare poca cosa se non seguita da altre notizie favorevoli, come per esempio l’abbandono dei piani di downgrade degli States da parte delle agenzie di rating.

Anche il cable è riuscito a mettere a segno una ripresa, nei confronti del dollaro. L’avanzamento di 80 pips dall’apertura dei mercati di ieri ha permesso al cambio di raggiungere, con estrema precisione, l’area di congestione della prima metà di giugno, che si candida per le prossime ore come la maggior area di resistenza. Superato quindi 1.6460 rimane esclusivamente la resistenza di 1.6540 prima di un ritorno al punto di partenza del trend negativo coinciso con i primi giorni di maggio, 1.6740. Anche in questo caso, la tendenza favorevole alla sterlina continuerà a rimanere tale a meno di una nuova ondata di avversione al rischio.

Da ieri sera sono state smontate un po’ di posizioni di avversione al rischio, potendo così osservare un indebolimento del franco svizzero sia contro dollaro che euro.

Il cambio UsdChf, dopo un nuovo minimo venerdì a 0.7852, è ritornato a viaggiare una figura al di sopra, mantenendosi a distanza però dalla resistenza maggiore che si trova a 0.80 figura. Data la grande precisione con cui questo livello aveva supportato il cambio tutta la settimana passata, crediamo che un superamento a rialzo potrebbe favorire una ripresa strutturale del dollaro nel medio periodo (senza spingerci magari troppo in la, potrebbe comunque favorire un po’di volatilità utile del breve, dato che l’obiettivo oltre la rottura si trova a 0.8080).

Il dollaro australiano ha approfittato dell’allentamento della morsa del rischio per continuare il percorso di ripresa incominciato venerdì pomeriggio. Questo ha riportato i prezzi in zona del precedente massimo storico, 1.1080. Un nuovo test di questa forte resistenza risulterebbe come un triplo massimo, quindi ultima possibilità di sfruttare una tenuta per un indebolimento del cambio su una figura tipicamente di inversione. Una rottura di questo livello, così preciso, potrebbe invece portare ad una continuazione della salita, favorita anche dai recenti dati economici che sembrano puntare nella direzione di una nuova stretta monetaria.

Anche il dollaro neozelandese ha potuto riprendere il proprio percorso di risalita, in questo caso però senza nessun riferimento precedente e con tutte le intenzioni di giungere al livello obiettivo prossimo a 0.90, dove giunge il canale positivo incominciato a marzo.

Per finire, il dollaro canadese ha nuovamente ripreso il percorso di apprezzamento nei confronti del vicino dollaro americano passando anche il livello di attenzione di 0.9520. Come una sorta di bussola, questo livello così utile i giorni passati, indica un potenziale nuovo ritorno del cambio sul primo obiettivo di 0.9450 e successivo 0.9410.

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