Acciaio, appello Italia e altri paesi Ue contro dumping Cina

8 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Produzione altissima e prezzi sottocosto: queste le pratiche commerciali scorrette che starebbe perpetrando la Cina nel settore della siderurgia, mettendo in ginocchio il mercato europeo dell’acciaio.

Una situazione delicatissima che ha spinto paesi come l’Italia, il Belgio, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, Lussemburgo e Polonia ad aderire ad un appello rivolto alla Commissione europea affinchè risponda al dumping cinese sull’acciaio. Una richiesta accorata per far sì che l’Ue faccia qualcosa di concreto e costringa il governo di Pechino ad abbassare i livelli di produzione dell’acciaio arrivati a numeri record, così alti che lentamente stanno uccidendo il settore siderurgico del Vecchio continente.

Qualche giorno fa la commissaria europea al commercio Cecilia Malmostroem aveva scritto al ministro cinese del commercio, Gao Hiucheng, facendo questo accorato appello e preannunciando l’avvio di nuove indagini antidumping per tutelare la siderurgia europea.

“Sulla scia di una tendenza preoccupante, vi sollecito a prendere tutte le misure appropriate per mettere un freno alla sovraccapacità dell’acciaio e alle altre cause che aggravano la situazione”.

Questo era scritto nella missiva della Malmostroem e oggi 7 paesi membri, tra cui l’Italia hanno firmato il “patto d’acciaio” contro il dumping della Cina nella siderurgia per smuovere ancora di più l’Europa a reagire, in particolare richiedendo di ricorrere a strumenti di difesa commerciale nell’ambito delle regole dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO). Un appello che mette in discussione il riconoscimento futuro di Pechino status di economia di mercato.

Secondo i produttori siderurgici europei, la Cina sta vendendo acciaio sottocosto, proprio in un momento molto delicato in cui il comparto risente del rallentamento delle economie emergenti. I paesi firmatari invitano così la Commissione “a muoversi di sua iniziativa e non aspettare i danni dovuti pratiche commerciali sleali diventino irreversibili”.