ABI: “non tassate banche, lotteremo contro manovra”

31 Ottobre 2018, di Alessandra Caparello

La manovra del governo giallo-verde trova numerosi detrattori e l’ultimo in ordine temporale è Antonio Patuelli, responsabile dell’Abi, che si dice contrario all’aumento delle tasse sul settore bancario.

L’aumento della pressione fiscale sulle banche, previsto nella legge di Bilancio, incide su tutta la catena produttiva delle imprese di ogni genere e delle famiglie. Combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle Banche che indebolirebbe la ripresa, oltretutto quando, nel 2019, la Bce realizzerà nuovi stress test sulle Banche”.

Così Patuelli nel suo intervento alla 94esima Giornata del Risparmio organizzata da Acri.

“La pressione fiscale sulle Banche non è una variabile indipendente ma un fattore che incide su tutta la catena produttiva delle imprese di ogni genere e delle famiglie. Le Banche operano in un’Italia non chiusa e autarchica ma nella società e nei mercati aperti, in una Unione europea sempre incompleta, carente di regole comuni e senza ‘cantieri’ preparatori per l’armonizzazione del diritto bancario, finanziario, fiscale, fallimentare e penale dell’economia, essenziali per garantire l’uguaglianza dei punti di partenza della competitività in mercati che debbono essere ugualmente regolati, senza eccessi di norme che comprimano l’autonomia delle imprese bancarie e delle aziende in genere”.

Le Banche in Italia, secondo il numero uno dell’associazione, “proseguono i grandi sforzi per superare le conseguenze della crisi”, mediante una massiccia riduzione dei crediti deteriorati mentre al tempo stesso assicurano a imprese e famiglie gli aumenti sui tassi dei prestiti più bassi nell’Ue dice Patuelli.

“Gli sforzi delle banche non finiscono mai. Oltre tre milioni di azionisti delle banche italiane, più quelli che lo sono tramite i Fondi d’investimento, hanno supportato i colossali continui accantonamenti, gli aumenti di capitale e i dodici miliardi di esborsi delle Banche, in tre anni, per i Fondi nazionali ed europei per le banche in difficoltà. Le sofferenze nette sono ridotte a 40 miliardi rispetto ai 90 del picco del 2015. I crediti deteriorati netti sono circa 100 miliardi rispetto ai 200 del 2015. I prestiti a famiglie e imprese crescono con i tassi d’interesse più bassi della storia d’Italia e fra i più bassi d’Europa”.

Ma per il presidente dell’Abi le banche fanno anche altro di molto importante, ossia detenere e sottoscrivere titoli di Stato della Repubblica, nonostante lo spread.

“Indebolire le banche significherebbe anche indebolire i principali acquirenti di titoli di Stato italiani. Cosa sarebbe successo o succederebbe se le banche in Italia detenessero pochi o punti Titoli di Stato? A quanto arriverebbe lo spread? E con quali conseguenze per la Repubblica, le imprese e le famiglie? Non si può essere indifferenti agli andamenti dello spread e dei mercati e alle conseguenze su conti pubblici, imprese e famiglie”.