A WALL STREET
STA BENE
UN PAREGGIO

5 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – USA ALLE URNE Le elezioni americane di martedì prossimo per il rinnovo del Congresso potrebbero segnare il passaggio di uno o entrambi i rami del Parlamento dai repubblicani ai democratici. Quali sarebbero le conseguenze per i mercati finanziari?

Prima di tutto, qualche dato. Al momento i Repubblicani controllano sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato. Alla Camera il margine è 232 a 203. Al Senato 55 a 45. Secondo i pronostici forniti da esperti e perfino bookmaker, il Senato dovrebbe restare sotto il controllo dei conservatori (al 70%) , mentre la Camera dei Rappresentanti potrebbe cambiare colore con una probabilità del 60-65 per cento. In realtà l’esito delle elezioni di mid term non è per nulla scontato. Anzi, secondo l’autorevole settimanale Barron’s, che basa il suo pronostico sull’esame analitico dei contributi elettorali e del sentiment locale (più importante, al momento delle decisioni, delle grandi questioni internazionali), è molto probabile che i repubblicani riescano a mantenere la maggioranza in entrambi i rami del parlamento.

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EFFETTI SU WALL STREET. Entrambi i risultati, sia il pareggio che la vittoria repubblicana, sarebbero accolti con grande soddisfazione dal mercato finanziario. E non è certo un caso che, da quando le previsioni si sono fatte più precise, la Borsa newyorchese abbia preso il volo, raggiungendo nuovi record. L’unico verdetto, sgradito e inatteso, che potrebbe condizionare in negativo Wall Street, sarebbe la vittoria a mani basse del fronte progressista, che pare però la prospettiva meno probabile.

In tal caso, infatti, si aprirebbe una fase conflittuale nei confronti del Presidente George Bush, scandita dal varo di provvedimenti sgraditi al big business come l’innalzamento dei salari minimi. Una scelta che inciderebbe a fondo, ad esempio, nei profitti del colosso dei supermercati Wal-Mart (per novembre ha annunciato i target commerciali peggiori degli ultimi 16 anni), che basa il proprio modello di business sul contenimento del costo del lavoro.

Altri settori a rischio sono l’energia, l’industria farmaceutica e il tabacco.

Vedi l’analisi di una banca di Wall Street sull’effetto che la vittoria del partito dei Democratici, nelle elezioni di Mid-Term, potrebbe avere sui titoli del settore farmaceutico, con un analisi titolo per titolo, nella rubrica Target News, una delle 8 sezioni in tempo reale
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Al contrario, i maggiori beneficiari della piattaforma politica dei democratici sono gli operatori nel campo delle energie alternative (in grande spolvero dopo che il repubblicano Arnold Schwarzenegger ha sposato, in vista delle elezioni in California, l’industria verde), della ricerca sulle cellule staminali, dei produttori di medicinali generici. A ciò si aggiungono le grandi compagnie con una sponsorizzazione pubblica, quali i giganti dei mutui ipotecari Fannie Mae e Freddie Mac.

MAGGIORANZE DIVISE. Tuttavia i democratici, in caso di successo, dovrebbero spuntarla solo alla Camera, riproponendo, a parti invertite, una situazione simile a quella degli anni ’90, quando Bill Clinton conviveva con un Congresso in mani repubblicane. Una soluzione che scongiurerebbe il rischio di un cambiamento radicale, per la soddisfazione degli operatori e un contesto stabile nel quale svolgere i propri affari.

Del resto, nonostante la fallimentare situazione irachena, gli americani riconoscono a Bush meriti in campo economico (secondo un sondaggio dell’emittente Cnn solo il 33% degli intervistati mostra apprensione sul futuro dell’attività produttiva). In effetti nei cinque anni successivi all’11 settembre, il pil Usa è aumentato di ben 3mila miliardi di dollari, cioè una volta e mezzo la stazza dell’Italia. Il deficit di bilancio, che tante critiche aveva attirato alla politica dei Repubblicani, è calato ad appena l’1% del pil grazie alla corsa mozzafiato della congiuntura. E gli sgravi fiscali voluti fortemente da Bush sono blindati fino al 2010.

I NUMERI DEL TORO. Le statistiche lasciano ben sperare. A settembre gli afflussi nei fondi comuni d’investimento hanno registrato un’impennata a 12 miliardi di dollari dai 5,8 di agosto e 1,8 di luglio. Insomma, gli investitori istituzionali stanno acquisendo nuove cartucce da sparare a cavallo fa il 2006 e il 2007. In più a gettare una luce di ottimismo sul mercato azionario c’è il cosiddetto «ciclo presidenziale», che coincide con il terzo anno del secondo mandato di Bush alla Casa Bianca.

Nell’intera storia dell’S&P500, l’indice è stato negativo solo in due di queste occasioni: nel 1931 e nel 1939. Gli altri «terzi anni» hanno riportato guadagni a due cifre, eccetto il 1947 e il 1987, con guadagni a una cifra. Insomma, le elezioni di martedì prossimo difficilmente rappresenteranno una minaccia per la piazza di New York. Più verosimilmente, le sorprese saranno positive e il trend rimarrà improntato al rialzo.

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