MPS e Banco BPM valutano una fusione: l’alternativa all’offerta di Intesa Sanpaolo prende forma
Fonte: mps
La partita per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena entra in una nuova fase. Mentre resta sul tavolo l’offerta pubblica da 35 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo, prende sempre più corpo un’altra ipotesi destinata a ridisegnare gli equilibri del settore bancario italiano: una fusione tra MPS e Banco BPM.
Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, gli advisor delle due banche sarebbero al lavoro per definire un’operazione di integrazione tra pari, che rappresenterebbe un’alternativa alla proposta di Intesa. L’obiettivo sarebbe quello di creare un nuovo grande gruppo bancario nazionale, capace di competere con i due colossi del settore, Intesa Sanpaolo e UniCredit, mantenendo al tempo stesso l’identità e l’indipendenza di Monte dei Paschi.
- MPS-Banco BPM: una fusione tra pari con azioni e cassa
- Cosa potrebbe significare per il comparto bancario
- Il nodo degli sportelli e dell’Antitrust
- Le risorse finanziarie a disposizione di MPS
- Le perplessità sull’offerta di Intesa
- Il ruolo di Crédit Agricole
- Cosa può succedere nelle prossime settimane
MPS-Banco BPM: una fusione tra pari con azioni e cassa
L’ipotesi allo studio prevede una struttura mista, composta da una componente in azioni e da una in denaro. Secondo quanto emerso, gli azionisti delle due banche manterrebbero una quota del nuovo gruppo sostanzialmente in linea con le rispettive valutazioni di mercato. Per gli investitori di MPS sarebbe inoltre prevista una componente cash, che potrebbe essere distribuita sotto forma di dividendo straordinario prima del completamento della fusione. Una soluzione che consentirebbe di riconoscere agli azionisti un valore aggiuntivo rispetto al semplice scambio di azioni e di rendere l’operazione più equilibrata.
Si tratta comunque di un progetto complesso. Le fonti citate da Bloomberg sottolineano infatti che potrebbero essere necessarie diverse settimane prima di arrivare a una proposta definitiva, considerata la mole di aspetti finanziari, industriali e regolamentari da definire.
Cosa potrebbe significare per il comparto bancario
L’eventuale integrazione tra Monte dei Paschi e Banco BPM non avrebbe soltanto un impatto sulle due banche coinvolte, ma potrebbe modificare gli equilibri dell’intero sistema bancario italiano. Da una parte consentirebbe a MPS di evitare di essere assorbita da un concorrente, preservando la propria autonomia e il proprio marchio. Dall’altra darebbe vita a un gruppo di dimensioni tali da rappresentare un terzo polo bancario nazionale, in grado di competere più efficacemente con i principali operatori del mercato.
Negli ultimi anni il settore bancario italiano è stato interessato da un forte processo di consolidamento. L’aumento dei costi tecnologici, la necessità di investire nella digitalizzazione, la crescente pressione regolamentare e la ricerca di maggiori economie di scala stanno infatti spingendo molti istituti verso operazioni di aggregazione. In questo contesto, una fusione tra MPS e Banco BPM rappresenterebbe una delle operazioni più significative degli ultimi anni.
Il nodo degli sportelli e dell’Antitrust
Qualunque operazione di questa portata dovrà inevitabilmente confrontarsi con le autorità della concorrenza. Intesa Sanpaolo aveva già annunciato che, in caso di successo della propria offerta su MPS, sarebbe pronta a cedere una parte consistente della rete di filiali dell’istituto senese per rispondere alle possibili richieste dell’Antitrust. Uno scenario analogo potrebbe verificarsi anche nel caso della fusione con Banco BPM. La nascita del nuovo gruppo potrebbe infatti richiedere la vendita di alcuni sportelli nelle aree dove la presenza congiunta delle due banche risulterebbe particolarmente elevata, così da garantire un adeguato livello di concorrenza sul mercato.
Si tratta di un passaggio quasi inevitabile nelle grandi operazioni di concentrazione bancaria e rappresenta uno degli aspetti che richiederanno maggiore attenzione durante l’esame dell’operazione da parte delle autorità competenti.
Le risorse finanziarie a disposizione di MPS
Uno degli elementi che potrebbe favorire la realizzazione della fusione riguarda la solidità patrimoniale di Monte dei Paschi. Secondo quanto evidenziato da Milano Finanza, a fine 2025 la banca disponeva di un eccesso di capitale pari a circa 3,3 miliardi di euro. Una dotazione che potrebbe contribuire al finanziamento dell’operazione e sostenere l’eventuale distribuzione del dividendo straordinario destinato agli azionisti. A questo si aggiunge un altro elemento strategico: la possibilità di valorizzare la partecipazione detenuta in Generali. La monetizzazione del 13,3% della compagnia assicurativa rappresenterebbe infatti un’ulteriore leva finanziaria a disposizione della banca per rafforzare la struttura dell’operazione.
Le perplessità sull’offerta di Intesa
Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi aveva già espresso riserve sull’offerta presentata da Intesa Sanpaolo, ritenendo che il valore proposto non riflettesse pienamente il potenziale della banca. Al contrario, la possibile operazione con Banco BPM era stata giudicata meritevole di “una valutazione completa e rigorosa”, lasciando quindi aperta la porta a un approfondimento dell’ipotesi di fusione. Questa posizione evidenzia come il management di MPS stia valutando tutte le alternative disponibili con l’obiettivo di massimizzare il valore per gli azionisti e garantire un progetto industriale di lungo periodo.
Il ruolo di Crédit Agricole
Tra i protagonisti della vicenda c’è anche Crèdit Agricole, primo azionista di Banco BPM con una partecipazione salita a circa il 20%. L’eventuale fusione dovrà inevitabilmente tenere conto della posizione del gruppo bancario francese, che rappresenta uno degli azionisti di riferimento dell’istituto milanese e potrebbe avere un ruolo determinante nell’evoluzione della trattativa. La presenza di un socio così rilevante rende infatti ancora più articolato il percorso negoziale, poiché ogni operazione dovrà trovare un equilibrio tra gli interessi dei diversi azionisti e ottenere le necessarie autorizzazioni regolamentari.
Cosa può succedere nelle prossime settimane
Per il momento non esiste ancora una proposta definitiva. Gli advisor stanno lavorando alla struttura dell’operazione e restano numerosi aspetti da definire, dalla governance del futuro gruppo ai rapporti di concambio, fino alle autorizzazioni delle autorità di vigilanza e della concorrenza. Le prossime settimane saranno quindi decisive per capire se la fusione tra MPS e Banco BPM riuscirà a trasformarsi in un progetto concreto oppure se prevarrà l’offerta di Intesa Sanpaolo.
In ogni caso, la partita rappresenta uno dei dossier più importanti per il settore bancario italiano. Dall’esito delle trattative potrebbe infatti nascere un nuovo protagonista del credito nazionale, destinato a influenzare gli equilibri del mercato per gli anni a venire.