Fonte: getty
Prende quota il progetto di aggregazione tra Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, le due banche starebbero valutando un’accelerazione del dossier per arrivare a una proposta alternativa all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo. L’ipotesi allo studio sarebbe quella di una fusione “carta contro carta”, accompagnata da una componente in contanti, con l’obiettivo di presentare un’alternativa all’offerta da 30,6 miliardi di euro avanzata da Intesa Sanpaolo.
Stando alle informazioni pubblicate dal quotidiano milanese, i consigli di amministrazione delle due banche potrebbero riunirsi già nei prossimi giorni, prima dell’approvazione dei risultati del primo semestre prevista il 5 e 6 agosto. L’obiettivo sarebbe procedere in modo coordinato con un progetto di fusione tra pari, così da affrontare anche il tema della passivity rule, che limita le iniziative della società destinataria di un’offerta pubblica.
La struttura dell’operazione
Sempre secondo le ricostruzioni del Corriere, Luigi Lovaglio starebbe valutando insieme agli advisor Goldman Sachs, UBS e Vitale diverse soluzioni per costruire un’offerta competitiva rispetto a quella di Intesa Sanpaolo. Tra le ipotesi circolate vi sarebbe una fusione con una componente in denaro, finanziata anche attraverso la valorizzazione di partecipazioni non strettamente funzionali al business bancario, tra cui il mercato guarda alla quota detenuta in Generali.
L’eventuale fusione dovrebbe successivamente essere approvata dalle assemblee straordinarie delle due banche, chiamate a deliberare con le maggioranze previste dalla normativa in un percorso che si preannuncia complesso. Nel caso di Mps peserebbero le dinamiche tra i principali soci, con particolare attenzione alle posizioni di Delfin, dei fondi istituzionali e del gruppo Caltagirone.
Il nodo Crédit Agricole
Sul fronte Banco Bpm, un ruolo determinante sarebbe invece affidato a Crédit Agricole, primo azionista dell’istituto con una partecipazione vicina al 30%, le cui valutazioni potrebbero influenzare gli sviluppi dell’operazione.
La posizione della banca francese potrebbe rivelarsi determinante per il successo dell’operazione. Qualora Crédit Agricole restasse nel capitale del nuovo gruppo, diventerebbe uno degli azionisti di riferimento di un polo bancario di dimensioni rilevanti, con al proprio interno asset strategici come Anima, Mediobanca e la partecipazione di rilievo in Generali. Secondo alcune valutazioni di mercato, resta da capire quale sarebbe la reazione del sistema politico italiano davanti a un’eventuale presenza così significativa di un gruppo estero nel capitale di un grande aggregato del risparmio nazionale.
Un’alternativa, sempre secondo le ricostruzioni circolate, potrebbe prevedere una riduzione del peso francese attraverso la cessione di alcune attività o filiali. Una soluzione che, tuttavia, potrebbe comportare costi elevati e rendere più complessa la costruzione dell’operazione.
In mattinata, intanto entrambi titoli mostrano andamenti positivi: intorno alle 11, sia BPM sia MPS segnano un aumento dello 0,96%